19 ottobre 2019
Aggiornato 14:00
Dal teatro al cinema

RomaFilm, Gassman presenta «Razzabastarda»

Il rapporto intenso tra un padre e un figlio ma soprattutto una storia di immigrati ai margini della società, in una periferia degradata. Alessandro Gassman debutta come regista al cinema con «Razzabastarda», presentato nella sezione Prospettive Italia al Festival Internazionale del Film di Roma

ROMA - Il rapporto intenso tra un padre e un figlio ma soprattutto una storia di immigrati ai margini della società, in una periferia degradata. Alessandro Gassman debutta come regista al cinema con «Razzabastarda», presentato nella sezione Prospettive Italia al Festival Internazionale del Film di Roma, un film che ha voluto e sentito fortemente dopo averlo diretto e interpretato a teatro con il titolo «Roman e il suo cucciolo». Tre anni di repliche e oltre 280mila spettatori, premi e riconoscimenti hanno convinto Gassman che il cinema era l'approdo ideale per raccontare tutto un mondo potenziale che immaginava dietro a quello spettacolo e che sul palcoscenico non poteva esprimere.

«E' l'arrivo di un lungo viaggio partito nell'84, quando Robert De Niro, di cui sono fan, mise in scene all'off-Broadway il testo di uno sconosciuto, 'Cuba and this Teddy Bear': la storia del rapporto inespresso tra un padre di origine cubana e suo figlio nel Bronx - ha raccontato Gassman - una storia che mi ha incuriosito e subito commosso. A teatro ho trasformato i miei personaggi in rumeni e come ambientazione ho scelto il quartiere Casilino, che assomiglia un po' al Bronx. Poi mi è stata data la possibilità di farne un film e sono potuto entrare a fondo in quel mondo e l'ho ambientato a Latina, città perfetta senza centro storico, come se fosse tutta una periferia e con zone degradate».

Gassman è ingrassato 12 chili per interpretare il protagonista Roman e parla con un italiano stentato e l'accento da migrante. E' un padre che vive solo in funzione del suo «cucciolo», Nicu, 18enne per cui sarebbe disposto a tutto. Arrivato in Italia per fuggire dalla miseria, fa lo spacciatore in periferia per cercare di garantire al figlio un'istruzione e un futuro. E' un padre ossessivo, tormentato, istintivo e protettivo, vuole che il figlio stia lontano dalla droga e cresca in modo diverso. Il film è in bianco e nero «perché l'ho da sempre pensato così - ha spiegato Gassman - descrive un mondo che immagino senza colori. All'inizio mi sono preoccupato perché mi è venuto naturale girare il film, era come se lo avessi già visto e sono stato aiutato anche dal fatto che il personaggio di Roman viveva in me. La soddisfazione più grande è stato vederlo finito e scoprire che era proprio come lo avevo immaginato».