24 giugno 2024
Aggiornato 15:00
Il caso RAI

In Rai è scontro sullo «stop» alla Dandini

Garimberti: «Decisione incomprensibile». Si apre la partita della direzione di Rai 3. Nel prossimo Cda Direzione del Tg 2

ROMA - Serena Dandini non torna - seppur prevista - in Rai. Il palinsesto serale di Raitre, dopo lo stop a maggioranza al contratto con Fandango per Parla con me, si scompone e ritorna in primo piano la partita per la direzione della rete, che dal 10 ottobre sarà orfana di Paolo Ruffini volato a La7. Uno stop che porta all'ennesimo scontro a Viale Mazzini, con il Cda spaccato, e il Presidente Garimberti critico verso una scelta «aziendalmente incomprensibile». E che per l'opposizione attua chiaramente la volontà di Silvio Berlusconi, cancellare i programmi sgraditi: dopo Michele Santoro e Paolo Ruffini, un altro nome depennato dalla black list, Serena Dandini.

Il contratto con Fandango, che il Dg Lei porta nella versione «scontata» e concordata con la società di produzione (taglio ai costi del 5 per cento) viene respinto a maggioranza, con numeri risicati, cinque a quattro. Sulla carta, è in nome della policy aziendale che i consiglieri di centrodestra respingono Dandini, quella sull'uso delle risorse interne per i programmi Rai. Il contratto con Fandango, spiega Angelo Maria Petroni, rappresentante del Tesoro, contrasta con due norme del Codice per i contratti pubblici: art. 19 sulle fattispecie escluse, tra cui acquisto, sviluppo, produzione o coproduzione di programmi radiotv; art. 27 sulla necessità, per queste fattispecie, di ricorrere a gare d'appalto. Insomma largo alla valorizzazione delle risorse interne, dice Antonio Verro, principio che non può valere ad alternanza. Il no di oggi è anzi «un atto di coraggio». Ma la scelta suona politica, e certo ha pesato anche il contatto aperto con Dandini con La7 in questi mesi di sospensione.

La via d'uscita cercata dal Dg Lei, salvare i costi e il palinsesto, non passa. Per l'opposizione è la «volontà attuata», di Berlusconi e maggioranza, la «missione compiuta». Con un «danno editoriale» per l'azienda, attacca Giorgio Van Straten, e i palinsesti di Raitre smantellati, sottolinea Rizzo Nervo: «pur di raggiungere l'obiettivo non si è tenuto conto degli ingenti danni che derivano da un palinsesto profondamente diverso da quello che era stato presentato agli investitori pubblicitari tre mesi fa e da un'offerta editoriale nel periodo di garanzia che sarà inevitabilmente inadeguata non essendoci i tempi per realizzare una programmazione alternativa a Parla con me». Cda spaccato e ancora debole, e Garimberti esprime tutto il suo rammarico. Il no di oggi è «aziendalmente incomprensibile» alla luce dei palinsesti presentati a Sipra e della necessità di «tutelare l'immagine dell'azienda» certo non favorita dall'uscita di Michele Santoro e Paolo Ruffini.

La palla passa ora al prossimo direttore di Raitre, la cui nomina sarà sul tavolo del Cda entro il 10 ottobre. Si fa il nome di Antonio Di Bella, sollevato dopo il reintegro di Paolo Ruffini, ma in molti si chiedono se accetterà, nonostante la larga convergenza che oggi, come con la sua prima nomina, si registrerebbe in Consiglio. Ma c'è anche Rizzo Nervo nei rumors sul successore di Ruffini: unico contrario alla nomina di Di Bella, da anni in azienda - anche alla guida di Tgr e Tg3 - è l'unico consigliere non rieleggibile alla scadenza del Cda, nella prossima primavera.

Sul tavolo del prossimo Consiglio arriverà invece la nomina del direttore del Tg2 (l'interim di Marcello Masi scade il 23 settembre): in pole di nuovo Susanna Petruni, ma la scelta potrebbe cadere su un altro nome - interno -. O, peggiore delle ipotesi, su un nuovo interim. Il terzo.