23 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Formula E

Di Grassi: «Io come Valentino Rossi, campione fratturato»

Ad una sorte molto simile a quella del fenomeno del motociclismo è andato incontro quest'anno, nelle quattro ruote, il pilota brasiliano (ma di origini pugliesi): «Ho dovuto correre due gare a Berlino con una tibia rotta, poi l'operazione per inserire il titanio, e un recupero lampo. E ho vinto il titolo»

ROMA – Per vincere il suo primo titolo in Formula E, Lucas di Grassi ha dovuto stringere i denti e correre anche con la gamba fratturata, proprio come Valentino Rossi in MotoGP: «Sono stato molto felice di aggiudicarmi il campionato, dopo due anni in cui ci ero arrivato tanto vicino senza però riuscire a vincere – ha raccontato il campione delle monoposto elettriche al Diario Motori – Per questo per me essere campione è molto importante, e per farcela ho dovuto compiere degli sforzi notevoli, comprese due gare corse con una tibia rotta a Berlino, poi l'operazione per inserire il titanio, e un recupero molto rapido per New York. Come Valentino...».

Conta la guida
Il pilota brasiliano (ma di origini pugliesi), dopo aver corso in Formula 1 con la poco competitiva Virgin, ha trovato una seconda giovinezza sportiva in questo nuovo campionato spettacolare e incerto: «Dopo tutto quello che ci è successo, vincere all'ultima gara è stato impressionante e sono molto contento. Qui ci sono piloti molto esperti e bravi, team ottimi, con la presenza di dieci costruttori, quindi la competitività è molto elevata. Con una macchina che ha lo sviluppo limitato: l'aerodinamica e le parti meccaniche sono fisse e si può lavorare solo sul motore e sulla trasmissione. Questo rende la Formula E un campionato bello da vedere, perché la differenza la fanno i piloti. E noi ci divertiamo molto di più: se anche mi offrissero un contratto a pari condizioni, non passerei in Formula 1. La Formula E è il futuro, che ho aiutato a costruire: corro con l'Audi da quattro anni e sono in una posizione che mi permette di vincere, che è sempre il primo obiettivo di uno sportivo».

Si aspetta l'Italia
Nella classe regina, al contrario, la tecnica spesso prevale sul fattore umano: «Ho visto che la Ferrari era competitiva ma che ora ha perso il campionato. Le gare sono così: quando non c'è limite allo sviluppo, la differenza più grande la fa la macchina. Per vincere non bisogna essere il miglior pilota, ma un buon pilota sulla miglior macchina, e questo per me non è giusto. Qui il migliore è quello che vince il campionato». E ora si aspetta anche l'arrivo di una casa tricolore: «Speriamo: qualcuno del gruppo Fiat, come Maserati o Alfa. Ci sono macchine di tutto il mondo, ora ci vuole un'italiana».