9 dicembre 2019
Aggiornato 05:00

Caro Giampaolo, l'alibi del gioco non è tutto

Il Milan è in netto ritardo, il tecnico prova a spiegare ma le giustificazioni iniziano a non reggere più

Marco Giampaolo, allenatore del Milan
Marco Giampaolo, allenatore del Milan ANSA

MILANO - Altro che bel gioco, altro che vincere e convincere, altro che testa alta e giocare a calcio, il Milan è ad oggi un'accozzaglia di giocatori messi in campo più o meno a casaccio da un allenatore confuso come non mai e crollato di fronte ad un'Inter guidata da un fuoriclasse della panchina come Antonio Conte, lui sì con idee chiare, esperienza, carisma e mentalità vincente, ovvero tutto ciò che manca ai dirimpettai rossoneri e a quel Giampaolo che da maestro (come qualcuno lo aveva dipinto in estate) si sta progressivamente accomodando dietro la lavagna.

Tempo

«Abbiamo bisogno di tempo», diceva Giampaolo dopo Milan-Brescia del 31 agosto. «Stiamo lavorando», ripeteva dopo Verona-Milan del 15 settembre. Dopo il derby, al di là di qualche timido tentativo di spiegare come la sua squadra sia stata vicina all'Inter prima di essere punita dagli episodi, il tecnico milanista è apparso spaesato in una realtà ancora troppo grande per lui che rischia di non arrivare mai a mettersi alla pari con una dimensione ed una piazza come Milano. Per la prima volta aveva lavorato per un'intera settimana con l'organico al completo, senza infortuni o viaggi per le nazionali, e dopo un mese di campionato e 80 giorni di lavoro, il popolo rossonero si aspettava una crescita.

Gioco

E invece nulla, il buio totale. Il Milan è stato sballottolato da un'Inter cinica ed esperta, Giampaolo è caduto con tutte le scarpe nel tranello che gli ha teso Conte e per l'ennesima volta non si è vista neanche l'ombra di quel gioco ordinato e riconoscibile che il tecnico di Giulianova aveva applicato per tre anni alla Sampdoria. Ma se per le prestazioni brillanti è lecito aspettare almeno un paio di mesi di campionato, ciò che maggiormente nel Milan di Giampaolo manca rispetto anche a quello di Gattuso è la grinta, la volontà, il coraggio.

Pessimismo

Mancano anima e cuore, nessun calciatore (escluso forse Donnarumma) spicca per personalità, anzi, anche qualcuno che sembrava averne maggiormente (Romagnoli e Biglia, ad esempio) sembra essere regredito, per non parlare di Piatek che da cecchino infallibile si sta trasformando in un ragazzo in difficoltà, prima emotiva e poi tattica. Giampaolo, insomma, più che divertire sta deprimendo, più che costruire sta distruggendo le poche certezze che il Milan aveva faticosamente acquisito. E non è, purtroppo, una mera questione di gioco, perchè l'impressione è che a questo tecnico manchi molto di più della capacità di disporre i calciatori in campo.