17 giugno 2019
Aggiornato 05:00

Tutto ciò che il nuovo Milan non può fare e non vuole ammettere

Le parole di Gazidis, le ambizioni e le aspettative di una società per cui risalire appare sempre più complicato

Paolo Scaroni ed Ivan Gazidis, presidente ed amministratore delegato del Milan
Paolo Scaroni ed Ivan Gazidis, presidente ed amministratore delegato del Milan ( ANSA )

MILANO - Tastando l’umore dei tifosi, ascoltando le loro parole, leggendo sui social i loro commenti, ma anche limitandosi a guardare lo sgomento nei loro occhi si evince come nulla del nuovo Milan convinca il popolo rossonero, forse abituato troppo bene da quasi 30 anni di vittorie e trionfi, ma che una fine così misera non la meritava di certo. Il nuovo amministratore delegato del club, Ivan Gazidis, ha provato a fare chiarezza e a tranquillizzare l’ambiente, ma le sue idee non hanno rassicurato quasi nessuno, anzi, se possibile la mestizia dei sostenitori milanisti è addirittura cresciuta. A colpire, in negativo, è soprattutto l’assoluta impressione che questa dirigenza brancoli completamente nel buio, in particolar modo per quel che riguarda l’aspetto sportivo.

Le incongruenze

Gazidis ci ha tenuto a sottolineare come mai nella sua carriera di dirigente si sia soffermato a giudicare tecnicamente un allenatore o un giocatore. Ammirevole, per carità, ma vien spontaneo chiedersi allora: perché ha voluto accentrare tutti i poteri del club su di sé, limitando ad esempio i movimenti di Leonardo che, giustamente, si è dimesso? Perché a gennaio ha bloccato le operazioni legate agli acquisti di Ibrahimovic e Fabregas (più Quagliarella)? Perché continua a mettere bocca su aspetti tecnici che non dovrebbero essere di sua competenza? All’Arsenal (che, per inciso, sotto la sua «gestione» ha vinto appena 3 FA Cup in 10 anni), il manager sudafricano aveva compiti quasi prettamente finanziari, al Milan si è preso la poltrona di amministratore delegato, imponendo la nuova linea legata a calciatori giovani che possano costruire e costituire la squadra del futuro per far tornare la società rossonera ai fasti di un tempo. 

Difficoltà

Ma il progetto di Gazidis e del fondo Elliott è tanto ambizioso quanto utopistico: allestire un organico di soli giovani talenti, infatti, può pagare in tempi relativamente lunghi, ma devono incastrarsi diversi tasselli e tutti insieme. Gli acquisti (mirati ed oculati) devono essere indovinati al 100%, non sono consentiti errori e per errori si intende anche, ad esempio, un lento adattamento dei calciatori al campionato italiano, alla serie A e all’ambiente milanista. Prendiamo l’esempio della Roma con Justin Kluivert, gioiello dell’Ajax inseguito da mezza Europa: bravi i giallorossi ad accaparrarselo, salvo poi dover constatare come l’ambientamento del giovane olandese ai ritmi, alle abitudini e alla lingua del nuovo paese non siano stati così semplici e rapidi, il che ha determinato un’annata in chiaroscuro dell’attaccante, quasi mai decisivo e quasi sempre relegato al ruolo di riserva. Tutto ciò il nuovo Milan non potrà permetterselo in nessun caso e con nessun calciatore. 

Obiettivi reali

Sarebbe poi opportuno che la dirigenza milanista (cioè Gazidis) tracciasse una volta per tutte ad inizio stagione le linee guida e stabilisse i traguardi da raggiungere, assumendosi le responsabilità di un eventuale (ennesimo) fallimento. Nell’annata appena conclusa, non si è capito se il quarto posto fosse o meno un obiettivo dei rossoneri: in estate, Leonardo e Maldini avevano parlato di «traguardo vitale», poi, alle prime difficoltà, la qualificazione in Coppa Campioni è diventata non prioritaria, quindi, al momento delle 5 vittorie consecutive della squadra di Gattuso, arrivata addirittura in terza posizione, l’obiettivo è tornato ad essere fondamentale, infine, quando Atalanta ed Inter sono tornate davanti al Milan, il club si è affrettato a ricordare come nella stagione 2018-2019 il quarto posto non fosse stato richiesto come obiettivo sportivo. Un saliscendi dalle montagne russe che ha sballottolato tutto il Milan, coinvolgendo tifosi, squadra ed allenatore. 

Anno zero

Troppo comodo così: gli obiettivi o esistono o non esistono, non possono apparire e scomparire come in uno spettacolo di magia. Gazidis ha detto di non voler ingannare nessuno e questo gli fa onore, ma ora rispetti tale apprezzabile principio e, a campagna acquisti terminata, affermi con chiarezza quali sono i traguardi sportivi che il Milan dovrà raggiungere nella prossima stagione. Perché l’impressione è che ogni anno a Milanello si parli di anno zero, di anno della rifondazione e della rinascita, poi, con i risultati più o meno identici ai precedenti, ci si affretti a dire che in fondo quegli obiettivi non erano ancora raggiungibili da una società che dovrà invece ripartire nella stagione successiva accrescendo le proprie ambizioni. Aspettando Godot, insomma, il personaggio dell’omonimo romanzo che i protagonisti aspettavano e che non arrivava mai. Se il Milan vuole davvero tornare grande, si ispiri in fretta ad altri autori, altre storie ed altri modelli.