22 maggio 2019
Aggiornato 05:00

Milan: Gattuso inchioda la società. Finalmente

Il tecnico rossonero critica e sprona velatamente un club che fatica a tornare ai vecchi splendori: «Oggi vincere lo scudetto significa arrivare quarti»

Gennaro Gattuso, allenatore del Milan
Gennaro Gattuso, allenatore del Milan ( ANSA )

MILANO - La sconfitta nella Supercoppa Italiana contro la Juventus è stata una delle partite più dignitose ed orgogliose del Milan di Gennaro Gattuso, ma come accaduto spesso contro i bianconeri, è culminata con un ko. Perchè? Non certo per i presunti torti arbitrali di cui si è lagnata parte del popolo rossonero, o quantomeno non soltanto; il Milan ha perso in Arabia Saudita perchè più scarso di una Juventus le cui riserve giocherebbero da titolari inamovibili nella compagine rossonera, costretta ancora a veder annaspare in campo gente come Borini che al cospetto dei fuoriclasse juventini sembra ancor di più uno capitato lì per caso.

Difficoltà

Il nuovo corso del Milan guidato da Elliott e rappresentato da Leonardo, Maldini e dal nuovo arrivo Gazidis era partito in pompa magna con propositi di rilancio e dichiarazioni strombazzate a giornali e tv con l'intenzione di riportare il club rossonero ai vertici del calcio nazionale ed internazionale. I risultati, però, stanno drammaticamente dicendo altro: la squadra rossonera è aggrappata alla rincorsa del quarto posto ed è ai quarti di finale di Coppa Italia, ma a preoccupare il popolo milanista è l'inconsistenza di ambizioni, come dimostra la scellerata gestione del caso Higuain, l'unico vero campione della formazione milanista, sedotto e abbandonato da un club incapace di trattenerlo, incapace di dargli quelle garanzie che un vincente come l'argentino (giustamente) pretendeva. Che poi l'avventura milanese del centravanti sudamericano sia stata tutt'altro che entusiasmante anche e soprattutto per colpe e demeriti del calciatore stesso è evidente, ma è altrettanto palese che questo Milan crei malumori perchè i fatti sono inversamente proporzionali alle promesse.

Realtà

Già, perchè c'è poco da girarci intorno: o Higuain è improvvisamente impazzito, oppure le ambizioni del Milan, anzi, le non ambizioni sono state presto smascherate. Questa squadra, complici anche infortuni a raffica che hano falcidiato difesa e centrocampo, non vale le prime, è già a distanze siderali dalla vetta e non accenna a migliorare, nè nelle intenzioni e nè nei fatti. Stavolta lo ha detto anche Gattuso: «Oggi vincere lo scudetto significa arrivare quarti - ha affermato il tecnico calabrese dopo la Supercoppa - e per costruire una squadra vincente servono grandi giocatori che sappiano vivere le grandi partite. Ad oggi siamo lontani da questo aspetto».

Amarezza

Lontani. Lontanissimi, anni luce, non tanto come gruppo di calciatori, quanto come idee: l'unico campione in rosa, esperto e con un pedigree da vincente (Higuain) se ne va, scappa a gambe levate da Milanello (come Bonucci), la squadra resta un'accozzaglia di calciatori inesperti, perchè il progetto non è tornare a vincere ma ringiovanire una rosa che avrebbe bisogno di tanta esperienza, di guide, di mentalità. Il progetto non è tornare a vincere ma vivacchiare, sopravvivere. Gattuso è sempre più sconsolato, allarga metaforicamente le braccia, mentre dalla società tutto tace: Scaroni parla solo in situazioni istituzionali, Leonardo e Maldini beato chi li sente parlare, Gazidis si starà fregando le mani perchè un trentunenne che guadagna 9 milioni di euro l'anno sta per lasciare il Milan liberando spazio per qualche giovanotto di belle speranze. Di questo passo, lo scudetto del 2011 rimarrà l'ultimo per tanto, tantissimo tempo.