25 giugno 2022
Aggiornato 09:00
Formula 1

Giorgio Terruzzi: «Quel destino leggendario di Gilles Villeneuve»

Così ricorda l'indimenticato campione canadese della Ferrari lo storico giornalista, che ha curato la mostra a lui dedicata al museo dell'autodromo di Monza

Dal 4 maggio al 22 luglio 2018, il museo dell'autodromo di Monza ospita la mostra «Gilles Villeneuve. Il mito che non muore», che ripercorre la storia umana e sportiva di uno dei piloti più amati dal pubblico, il cui tragico incidente sul circuito belga di Zolder nel 1982, ha solo posto termine a una carriera breve ma intensa, lasciando a generazioni di appassionati il ricordo di un uomo che superava le difficoltà con il suo coraggio e che lo ha collocato nella leggenda della velocità. Il percorso espositivo segue un doppio canale, in cui alle immagini di Ercole Colombo fanno da contrappunto i testi di Giorgio Terruzzi che accompagnano il visitatore lungo la vicenda biografica di Villeneuve. Ecco come lo storico giornalista di Formula 1 e curatore della mostra ricorda il grande campione canadese.

Emozione e malinconia. Entusiasmi e rimpianti. Gilles Villeneuve, uno schizzo colorato sulla ribalta più prestigiosa del motorismo. Il piccolo, sconosciuto canadese, chiamato da Enzo Ferrari per sostituire Niki Lauda. Un signor nessuno dopo il numero uno; un amore intensissimo e breve, scandito da incidenti tremendi, spaventi ricorrenti, imprese memorabili.

Il patrimonio è intatto, a trentacinque anni da quella morte così violenta e fedele ai tratti di un destino leggendario. Era l’8 maggio 1982. Zolder, Belgio. Una scena madre, tragica e persino annunciata. Perché, Villeneuve, a morire aveva cominciato quattordici giorni prima. A Imola, il 25 aprile, dentro un giorno vissuto come un tradimento, uno schiaffo. Troppo per un uomo con l’anima e il cuore di un bambino. Aveva 32 anni. Tutti pensavamo fossero solo 30: barava sulla propria anagrafe per allungarsi la carriera.

La velocità: una fissazione. Auto da corsa, da strada, elicotteri e motoscafi. Un’iradiddio. Presentimenti? Tanti. Perché Gilles, il freno non lo tirava mai. La sua biografia agonistica conta sei vittorie. Tutte memorabili. Romantico? Ma certo. Tutti per Gilles, in un tripudio da rosso 27, il suo numero di gara. Un sorriso tenero, un campione leale, una fine amarissima, forzata da un ultimo guizzo rabbioso e sconsiderato. I fotogrammi: penosi, indelebili, per sempre commoventi. Jacques Villeneuve, figlio di Gilles e Joann, è nato il 9 aprile 1971. Nel 1997 è diventato campione del mondo di Formula 1 e solo allora, finalmente, ha accettato di parlare del suo strambo, magico, indimenticabile papà.

Giorgio Terruzzi