25 settembre 2018
Aggiornato 17:13

Vettel: «200 Gran Premi e amo ancora quello che faccio»

Il pilota della Ferrari si confessa alla vigilia della sua duecentesima corsa: «Amo entrare in macchina, guidare, le sensazioni al volante e le gare in particolare»
Sebastian Vettel
Sebastian Vettel (Ferrari)

MANAMA – Sebastian Vettel si è raccontato in esclusiva a Sky in occasione del suo duecentesimo Gran Premio in carriera. La seconda gara del Mondiale 2018 di Formula 1, il Gran Premio del Bahrain, è in programma domani alle 17:10.

200 Gran Premi. Ti senti vecchio o ancora giovane?
Amo ancora quello che faccio, amo entrare in macchina, guidare, le sensazioni al volante, le gare in particolare. Sono ancora molto eccitato quando mi sveglio la mattina del Gran Premio, è una gran parte della mia vita e credo che se fai qualcosa e ti senti ancora vivo, in fondo ti senti giovane.

Quanti caschi hai usato e qual è il tuo preferito?
Credo di avere usato almeno 110 caschi diversi, in genere quello di Singapore era uno dei più belli perché facciamo sempre qualcosa di speciale. Ma anche per il Gran Premio di Germania ne abbiamo fatti tanti, talmente tanti che non saprei, dovrei guardare a casa.

Li hai tutti a casa? È contenta tua moglie?
Noi ci ridiamo, ma 100 caschi occupano tanto spazio. La maggior parte sono appesi perché un paio di anni fa li ho messi sul muro, altri però decisamente no per problemi di spazio, ma è un bel problema da avere.

Pensi di farne un museo un giorno?
Non sono un tipo da museo.

Hai sempre dato un nome alle macchine, qual è il nome più pazzo?
Penso che il nome da dare alla macchina sia una cosa divertente da fare insieme ai meccanici: sedersi al tavolo e trovare qualcosa di nuovo mi diverte più di quanto faccia il nome in sé. Se poi è una bella stagione, te lo porti appresso tutto l’anno. Come ho detto, la decisione la prendiamo tutti insieme.

La tua routine del giro di pista a piedi? Quanti chilometri hai percorso in carriera in questo modo?
Il giro di pista a piedi è comunque utile, perché ci sono sempre piccoli cambiamenti. Ovviamente conosco le piste, ma è una routine: prendersi il tempo, circa un’ora a piedi (anche se a Spa è un’ora e mezza), per parlare con gli ingegneri della gara passata e di quella che arriva è un po’ come una riunione, ma non è formale. Non ci si siede e ognuno dice la sua, è un dialogo aperto e al tempo stesso prepari ogni curva e la analizzi bene. Lo trovo molto utile ed è piacevole: mi piace stare all’aperto, mi piace camminare, mi piace fare questo giro.