19 novembre 2019
Aggiornato 13:00

Bastianini al Diario Motori: «Voglio seguire le orme di Dovizioso»

Il 20enne pilota riminese si presenta al via con il team campione, la Leopard. Nella speranza di imitare Desmodovi, ultimo italiano a vincere la classe inferiore

ROMAEnea Bastianini, i tuoi primi test pre-campionato sono stati promettenti.
Sì, sono contento, sono andati bene.

Che cosa ti ha convinto soprattutto del tuo nuovo team Leopard?
Il loro metodo di lavoro. All'inizio mi sono dovuto adattare un po', ma dopo mi sono trovato molto bene. Penso che sia un sistema molto produttivo.

Vieni da una stagione difficile con il team Estrella Galicia. Che difficoltà hai incontrato in quella squadra?
Proprio l'adattamento al team, che invece quest'anno credo di avere già raggiunto. Ho fatto fatica a prendere le misure all'inizio, perché venivo da un metodo completamente diverso nel team Gresini. Quindi andavo molto di testa mia, facendo quello che ritenevo giusto: quello penso sia stato il primo errore.

Hai imparato a fidarti di più della squadra?
Sicuramente sì.

In Leopard, poi, hai anche ritrovato un ambiente italiano.
Sì, anche se ho due meccanici spagnoli, ma non è quello a creare problemi.

Una squadra per la maggior parte italiana ti fa sentire più a casa?
Di sicuro quando fanno le battute le capisco meglio! Ma, per quanto riguarda il metodo di lavoro, che siano italiani, spagnoli o inglesi, conta poco: l'importante è fargli capire che cosa vuoi.

La Moto3 è una categoria molto formativa, ma che premia anche l'esperienza. Che a te, ormai, non manca.
Sì, sono un vecchio della Moto3! Da una parte sono fiero di essere un veterano, dall'altro sarebbe ora di vedere i frutti del lavoro che ho fatto finora.

Scaramanzia a parte, il fatto di essere nella squadra campione del mondo in carica ti mette addosso più aspettative?
Sicuramente le aspettative ci sono, come sempre in tutti i team. Penso che, se lavoreremo bene, potrebbero anche realizzarsi...

Senti sulle spalle una maggior pressione?
Sinceramente no. Ormai sono qui dentro da cinque anni, come ho detto, e quindi so già come funziona. La pressione non fa bene.

L'ultimo italiano che vinse la classe inferiore è il tuo conterraneo Andrea Dovizioso. Vista la sua esplosione dell'anno passato, a maggior ragione non sarebbe male seguire le sue orme, no?
La scorsa stagione di Andrea è stata incredibile. Lo ammiro, cerco di capire come fare per diventare come lui. Si impara sempre dai più grandi e uno spunto per gli allenamenti, sicuramente, quest'anno l'ho preso anche da lui.

Ti capita di parlare con i tuoi colleghi delle categorie superiori?
Sì, succede di parlare con qualche pilota di MotoGP, quando li vedo: Valentino Rossi, Dovizioso, anche Michele Pirro mi sta aiutando un po'.

E poi è ora di interrompere questo dominio degli spagnoli e far sventolare la bandiera italiana.
Eh beh, certo! Siamo in molti, ma nessuno è ancora riuscito a vincere. Non è positivo per noi, visto che da due o tre anni siamo la pattuglia più numerosa della Moto3. Ci vorrebbe una svolta.

A parte te e il tuo compagno di squadra Lorenzo Dalla Porta, quali altri piloti vedi più accreditati al successo?
Fino ad adesso il più temibile sembra Jorge Martin, che riesce a fare la differenza in tutte le piste. Poi ci saranno Fabio Di Giannantonio, Aron Canet, altri piloti che saranno lì a battagliare per il podio. Tutti gli anni sembra esserci un dominatore, ma alla fine in Moto3 si crea sempre un gran gruppone. È difficile da dire.

È quello il bello, la bagarre...
È il bello della Moto3, il nostro divertimento. A volte si esagera anche un po', ma mi piace così.