17 agosto 2018
Aggiornato 07:00

Se il campionato sposta una gara solo per Alonso

Decisione senza precedenti degli organizzatori del Mondiale Endurance: la 6 Ore del Fuji sarà anticipata di una settimana, soltanto per permettere a Nando di correrla
Fernando Alonso nel paddock dei test del Mondiale Endurance
Fernando Alonso nel paddock dei test del Mondiale Endurance (Wec)

ROMA – Può capitare un campionato del mondo cambi il calendario delle sue gare solo per accontentare un pilota? Sì, se questo pilota si chiama Fernando Alonso. Il campione asturiano, infatti, ha annunciato la settimana scorsa la sua intenzione di disputare, al volante del prototipo marchiato Toyota, tutte le tappe del Mondiale Endurance che non fossero previste in contemporanea con i Gran Premi di Formula 1. E il problema della data si poneva solo in un caso: paradossalmente, proprio quello della 6 Ore del Fuji, sulla pista di casa (e addirittura di proprietà) della Toyota. Ma gli organizzatori della serie hanno trovato una soluzione immediatamente, quasi inevitabilmente: anticipare la gara di una settimana (dal 21 al 14 ottobre), per consentire a Nando di disputarla e poi di volare negli Stati Uniti per il successivo GP di F1.

Favoritismi
E pazienza se questo anticipo creerà problemi ad altri piloti, come Harry Tincknell, Olivier Pla, Renger van der Zande, Mike Conway e Augusto Farfus, che in quello stesso weekend avevano già un impegno alla Petit Le Mans proprio negli Usa, o a Kazuki Nakajima e Kamui Kobayashi, anche loro piloti Toyota, che dovrano saltare l'appuntamento del Super Gt giapponese ad Autopolis. La priorità va sempre e comunque al due volte iridato, spiega il boss del Wec Gerard Neveu: «Quando prendi una decisione del genere, sai bene che accontenterai comunque qualcuno e ne scontenterai qualcun altro – ha ribattuto ai microfoni del sito specializzato internazionale Motorsport – Ma noi volevamo proteggere l'interesse del campionato ed è questo che abbiamo dovuto tenere in considerazione in primo luogo. Come si può immaginare di avere uno come Alonso nel paddock, che corre per la Toyota, e di andare in Giappone senza di lui? Fernando vuole lottare per il campionato del mondo e non può saltare una gara. È stato logico: non c'erano dubbi sul fatto di dover avere Alonso in Giappone».

Prima la McLaren
Quello che la McLaren, sua datrice di lavoro in Formula 1, è comunque fermamente intenzionata a non permettere è che l'impegno parallelo nell'Endurance distragga l'ex ferrarista dal suo obiettivo principale: «In effetti il ruolo di Fernando si limita semplicemente a guidare la macchina. Le apparizioni commerciali, gli impegni per gli sponsor e le altre cose di quella natura sono ridotte al minimo – ribadisce il direttore generale del team inglese, Zak Brown – Siamo noi a prestarlo alla Toyota, e abbiamo trovato un accordo con loro consentendogli di correre ma non di viaggiare per il mondo per eventi commerciali. I motivi sono molteplici: minimizzare i suoi spostamenti, ma anche potenziali conflitti tra gli sponsor. La Toyota non ha molti sponsor, quindi oggi non ce n'è nemmeno uno che confligge con la McLaren, ma se dovessero trovare altri partner non potremmo permettere a Fernando di girare con la tuta di uno sponsor concorrente. Lui è prima di tutto un pilota di Formula 1 e un pilota della McLaren e quando pensi a Fernando lo pensi in quel ruolo». Brown è convinto che la decisione di Alonso sia spinta unicamente dalla sua passione per le quattro ruote, e dalla sua inesauribile voglia di correre, sempre e comunque, ogni settimana: «Non ho mai visto nulla del genere. Lui corre o guida ogni weekend, la metà delle volte sotto un nome d'arte sui kart. Vuole sempre essere su una macchina da corsa. Penso che questo lo mantenga fresco e concentrato, è questo che vuole fare. I piloti di solito perdono motivazione prima ancora di invecchiare, mentre Fernando è molto preparato, sa ciò che serve per vincere e non avrebbe intrapreso un altro impegno se non pensasse di poterli onorare entrambi al massimo livello. Decisamente non credo che abbia altri secondi fini se non quelli di correre e vincere anche a Le Mans».