24 settembre 2018
Aggiornato 01:00

Aveva ragione Valentino Rossi: deve ammetterlo pure Zarco

Il giovane francese del team satellite Yamaha voleva dimostrare a tutti i costi che la moto 2017, bocciata dal Dottore, funzionasse. Ma alla fine si è dovuto arrendere
Johann Zarco nel box del team Tech 3 ai test di Sepang
Johann Zarco nel box del team Tech 3 ai test di Sepang (Michelin)

SEPANG – Voleva a tutti i costi andare avanti per la sua strada, Johann Zarco. Nei test del novembre scorso a Valencia, appena poggiato il sedere sulla Yamaha 2017, aveva insistentemente sostenuto di trovarla migliorata, più costante rispetto alla versione 2016 con cui aveva corso per tutta la stagione. Quasi a voler insinuare il sospetto che fosse merito suo, e non della moto, se spesso e volentieri si era ritrovato davanti ai due ufficiali Maverick Vinales e Valentino Rossi negli ordini d'arrivo dei Gran Premi. Ci ha provato fino all'ultimo a ribadire la sua tesi, Zarco, anche nei primi test pre-campionato del nuovo anno, a Sepang. Poi, la sua cocciutaggine si è dovuta infrangere contro la dura realtà: un ottavo e un sesto posto nelle prime due sessioni di prove. E il giovane francese si è finalmente convinto, suo malgrado, a ritornare al vecchio modello. «Oggi ho deciso di utilizzare la mia moto dello scorso anno per avere tutte le informazioni e comprendere ancora meglio le mie sensazioni – ha ammesso al termine dell'ultima giornata – E ho ritrovato quell'aderenza che mi era mancata il giorno precedente. Anche nei prossimi test continuerò a lavorare sulla moto che utilizzavo l'anno passato: sulla base del mio feeling attuale, è un'opzione migliore per me perché rende più semplice il mio lavoro».

Dietrofront forzato
Sarà anche più gentile con le gomme, la M1 del 2017, ma semplicemente non è abbastanza veloce, ha dunque chiosato Johann. Insomma, lo stesso ritornello che Valentino Rossi prima, e anche il suo compagno di squadra Maverick Vinales poi, hanno ripetuto inascoltati per tutto l'arco dello scorso Mondiale. Ci sarà un motivo se due piloti esperti e vincenti come loro avessero bocciato senza appello quella moto, ed era difficile immaginare che, messa nelle mani di un pilota pur veloce come il transalpino, improvvisamente si rivelasse un bolide. Più probabile che l'esordiente Zarco, ansioso di dimostrare le sue doti, abbia cercato di negare perfino l'evidenza, pur di sminuire i suoi illustri compagni di marca. Ora che è stato costretto a questo bagno di umiltà, il portacolori satellite Yamaha ammette di avere ancora un ampio margine di miglioramento sul suo stile: «Nonostante io abbia un anno in più di esperienza, sento di avere ancora molto da imparare – spiega – Vorrei trovare un modo di guidarla come faceva Lorenzo due anni fa. Penso che se riuscissi a imitare il suo stile di guida riuscirei ad andare più veloce».

Bene motore e aerodinamica
La conferma che la strada tracciata da Rossi e Vinales, quella di mandare in pensione il telaio 2017 e utilizzare quello 2016 come base per l'ultimo modello, sia corretta è arrivata da questi stessi test, che hanno premiato con risultati positivi, per quanto altalenanti, il team ufficiale della casa dei Diapason. Sul fronte del motore, invece, quello dello scorso anno non sembra da buttare, come spiega lo stesso Zarco: «È ancora difficile da valutare, quello che so è che ho più potenza rispetto alla scorsa stagione. Ora io ho più esperienza e conosco meglio il team: possiamo utilizzare questo vantaggio per mettere meglio a punto le cose, compreso il propulsore, e se ci riuscissi diventerei ancora più competitivo e potrei puntare al podio». Promosso pure il nuovo pacchetto aerodinamico che è piaciuto ai suoi colleghi, e che il suo team Tech 3 ha avuto a disposizione per tutta la sessione di martedì: «Anche questo l'ho trovato grandioso, dà più stabilità alla moto e quindi mi permette di rilassarmi ancora di più. Ci lavorerò in vista della stagione: dipende dalle piste, ma penso che in quasi tutte possa migliorare l'aderenza sull'anteriore. Quando sei in piega e cerchi di aprire il gas, c'è meno timore che ti si chiuda il davanti».