20 settembre 2019
Aggiornato 11:30

35 anni senza Gilles Villeneuve: talento, velocità e coraggio che restano nel cuore

L'8 maggio del 1982 l'indimenticabile pilota canadese della Ferrari perdeva la vita in un terribile incidente a Zolder. Ancora oggi il suo ricordo è vivo in chi lo ha conosciuto bene all'interno della Scuderia: «Aveva una guida aggressiva ma mai scorretta»

Gilles Villeneuve in azione
Gilles Villeneuve in azione Ferrari

ROMA – C’è un nome che sintetizza meglio di qualsiasi altra cosa il rapporto fra la Ferrari e il suo pubblico: Gilles Villeneuve. Se c’è un pilota che è entrato nella storia e nel cuore del Cavallino rampante e dei suoi appassionati di tutto il mondo pur senza aver conquistato un titolo iridato o una grande messe di successi (sono sei le vittorie in un Gran Premio al suo attivo) questi è proprio Gilles. Il talento, la velocità, il coraggio al limite della temerarietà lo hanno reso immortale nell’immaginario popolare di tanta gente, a Maranello e in tutto il mondo, anche fra i più giovani che hanno avuto la possibilità soltanto di vedere le sue corse registrare o leggerne le imprese attraverso le cronache dei giornalisti.

Le parole dei suoi cari
Oggi ricorre il trentacinquesimo anniversario della sua scomparsa. E il suo ricordo resta ancora vivo e intenso nella memoria di quelli che lo hanno conosciuto bene. A partire, ovviamente, da suo figlio Jacques, che così ricorda i dieci anni vissuti accanto al padre: «Con tutta la famiglia si andava sempre alle gare e si viveva nel motorhome… ed era molto meglio che andare a scuola! La maggior parte dei ricordi che ho sono in pista, seduto a guardare una gara. Al 90% ricordo mio padre come pilota, poco a casa, sempre in giro, se non in macchina in elicottero o in aereo. Ma questa era la normalità, era mio padre. Penso di essere stato fortunato a guidare in tempi in cui le macchine sono più sicure, perché forse sarei morto anch’io, visto che come lui per natura sono portato ad andare sempre al limite». Interrogato su come Gilles avrebbe preso la sua decisione di correre: «Sarebbe stato contento, perché per lui era un sogno vedermi diventare un pilota». Alla domanda se il suo temperamento avrebbe avuto spazio nella Formula 1 di adesso, il vice presidente della Rossa, Piero Ferrari, risponde: «Gilles aveva una guida aggressiva ma non è mai stato scorretto nei confronti degli avversari. Ora le cose sono molto diverse, tutto è controllato, soprattutto le vetture. E se oggi un pilota guida in modo aggressivo rischia di andare piano, perché occorre uno stile di guida particolare per fare i tempi». A concludere l’emozionante racconto le parole di Mauro Forghieri, direttore tecnico della Scuderia ai tempi di Villeneuve: «Lui non faceva il campionato del mondo, lui correva per quella gara. Ed era tutto. Lui correva con un telaio tagliato, perché al tempo eravamo in centosessantadue compreso il Commendator Ferrari, e non avevamo tempo per fare macchine nuove. Erano vetture che richiedevano un grosso impegno fisico, con cui oggi sarebbe impossibile correre».