17 novembre 2018
Aggiornato 05:30

La Moto2 parla italiano con Franco Morbidelli: «E ora continuiamo così»

Il pilota romano conferma il ruolo di favorito vincendo, per la prima volta in carriera, il Gran Premio inaugurale della stagione della classe di mezzo: «Sono felice, ma per parlare di titolo aspettiamo altre quattro o cinque gare»
Franco Morbidelli in azione a Losail
Franco Morbidelli in azione a Losail (Marc Vds)

DOHA – La stagione 2017 del Mondiale Moto2 inizia sotto il segno di un pilota italiano. Anzi, per la precisione, italo-brasiliano: nato a Roma, ma di madre paulista, e tavulliese di adozione, per stare vicino al suo padre sportivo, Valentino Rossi, e alla sua Vr46 Academy. Franco Morbidelli affrontava questo Gran Premio inaugurale in Qatar vestendo gli scomodi panni del favorito: un po' perché veniva da una striscia positiva di podi sul finale della passata stagione ed era uno degli ultimi big non ancora promossi in MotoGP, un po' perché ha dominato i test pre-campionato. Eppure, è riuscito a non deludere: e se ieri aveva ereditato la pole position a tavolino grazie alla cancellazione delle qualifiche, oggi il successo, il primo in carriera, se l'è conquistato in pista. E nel modo più limpido, lottando con il veterano Thomas Luthi solo nei giri iniziali, prima di scappare via grazie al suo passo gara inarrivabile e martellante. Da vero campione designato. «È stato difficile, ma in realtà non così tanto – racconta a fine corsa con quello sguardo soddisfatto e convinto di chi, tutto sommato, questa vittoria se l'aspettava – Non ho mai avuto l'ossessione di vincere, ma di lavorare bene: sapevo che la vittoria sarebbe arrivata di conseguenza. Ed è quello che è successo stavolta. Mi sentivo bene, sono andato in fuga, il mio ritmo era forte e ho dovuto solo trasferire in pista ciò che già avevo in mente».

Più maturo
Ci era già arrivato vicino al gradino alto del podio, nel 2016, ma solo per essere riacciuffato nel finale. Stavolta è andata in modo molto differente. E forse sta qui, non nella velocità ma nella sua costanza, il principale elemento di sorpresa della sua prestazione: «Questa è stata una gara diversa, perché ero più veloce di tutti e ho potuto controllare e giocare con il mio passo. Dobbiamo vedere cosa succederà in altri Gran Premi in cui sarò costretto a lottare, se sarò riuscito a migliorare il mio punto debole che l'anno scorso era il finale di gara. Per il resto rimango il solito pauroso e paranoico, pieno di dubbi come tanti altri piloti, ma ora so meglio come gestirle. La mia fortuna è avere un carattere tranquillo e rilassato». Ma guai a parlare di titolo, non ancora: «Sono andato bene nei test invernali e anche qui, ma per le candidature al Mondiale bisogna aspettare altre 4-5 gare – ribadisce con il suo consueto tono pacato – È solo la prima gara, ne mancano ancora 17, e questa vittoria mi rende felice ma non cambia niente. Ripartirò subito a prepararmi perché voglio continuare così». Ora lo aspetta una nuova sfida in Argentina, che stavolta affronterà da leader della classifica iridata: «Non so se la mia moto si adatterà alla pista, ma a me piace e in passato sono andato forte lì. In realtà mi piace anche la nazione, non vedo l'ora di arrivarci». E, detto da uno che è brasiliano per metà, che dovrebbe sentire la tradizionale rivalità con gli argentini, stupisce ancora di più. Ma evidentemente è fatto così, Franco Morbidelli: nato per stupire. Chiedere ai suoi avversari.