31 ottobre 2020
Aggiornato 10:00
Un pezzo di storia delle corse che se ne va

Addio a Mario Poltronieri, storica voce della Formula 1 in tv

Si è spento ieri sera, all'età di ottantasette anni, nella sua casa di Milano il giornalista sportivo, che per oltre vent'anni fu telecronista delle due e delle quattro ruote sulla Rai, raccontando le gesta di tanti campioni dell'epoca

MILANO – Si è spento proprio ieri, il 18 gennaio, nel giorno che avrebbe segnato il sessantasettesimo compleanno dell'indimenticato Gilles Villeneuve. Quel campione coraggioso, tutto genio e sregolatezza, che attraversò la Formula 1 come una fulgida meteora prima di andarsi a depositare nel firmamento del mito. Quel pilota le cui gesta raccontò in televisione a tutti gli italiani, tifosi della Ferrari, proprio lui, Mario Poltronieri, che ieri ci ha lasciato dopo una lunga malattia nella sua casa di Milano, all'età di ottantasette anni. L'uomo che prestò la voce al Motomondiale prima, proprio nelle stagioni magiche dei trionfi a ripetizione di Giacomo Agostini, e soprattutto alla Formula 1 poi. Tanto da diventare, per più di una generazione, il compagno fedele e affettuoso di tante domeniche pomeriggio all'insegna dell'emozione e dello spettacolo, vissute dal proprio divano, davanti alla televisione.

Gentiluomo d'altri tempi
Lui stesso pilota e collaudatore della Abarth in gioventù (disputò molte edizioni della Mille Miglia e stabilì il record di velocità sulla sopraelevata di Monza), Poltronieri mosse i primi passi in Rai commentando la nazionale di baseball, ma presto la sua voce si legò indissolubilmente al rombo dei motori. Per oltre vent'anni fu telecronista dei Gran Premi, costituendo il famoso trio con Gianfranco Palazzoli ed Ezio Zermiani, ma anche conduttore di telegiornali e trasmissioni della testata sportiva. E persino dopo il meritato pensionamento non aveva abbandonato le telecamere e gli schermi, continuando ad apparire come esperto ed opinionista su varie emittenti private. Con Mario se ne va definitivamente un pezzo di Formula 1 che non esiste più: garbato, professionale, umano, ma anche sincero, appassionato e autentico. Come le sue telecronache, che a risentirle oggi suonano anacronistiche, punteggiate com'erano da lunghi silenzi e anche da qualche errore, in un'epoca in cui le informazioni non erano distribuite in tempo reale dai computer. Ma che tutti coloro che le hanno vissute ricordano oggi con tanta nostalgia. «Ha passato una vita professionale nello sport, dedicando ogni momento a quello che riteneva il più grande sport mai esistito – ha scritto il figlio Marco su Facebook – Grazie per tutte le emozioni che ci hai fatto vivere e per gli insegnamenti che ci hai dato. Vivrai sempre nei nostri cuori».