19 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
Calcio

Milan: e se la bandiera non servisse?

Fassone continua la sua ricerca per riportare in rossonero da dirigente una vecchia gloria del campo: non mancano i rifiuti, le ripicche e i dubbi, sempre che dare il Milan ai milanisti sia la scelta migliore

MILANO - Ormai nell'ambiente milanista non si parla d'altro: chi sarà l'ex grande stella rossonera ad essere assunta dalla nuova società con un non meglio precisato ruolo? Sarà Paolo Maldini? Sarà Demetrio Albertini? Sarà Alessandro Costacurta? E chiunque sarà, cosa farà? Negli ultimi giorni la pole position se la sono giocata in tanti, poi ognuno ha fatto a gara per non occupare la piazzola più vantaggiosa dello schieramento, ognuno a modo suo: lo stile  e l'eleganza di Paolo Maldini hanno permesso all'ex grande capitano rossonero di uscire dalla lista dei nomi in punta di piedi; "Sto bene così, resto un semplice tifoso", più o meno queste le parole di un Maldini mai realmente contattato da Marco Fassone, prossimo amministratore delegato del Milan ed organizzatore oggi del futuro organigramma rossonero. Alessandro Costacurta è stato invece più ruvido, un po' come le sue entrate in campo: "Non si azzardassero a chiamarmi", ha addirittura sentenziato l'ex stopper milanista, oggi apprezzato opinionista televisivo per Sky Sport. Forse Fassone non aveva mai pensato a Costacurta, di certo non lo farà ora. Idem con patate per Demetrio Albertini che in barba alla sua proverbiale tranquillità si è lasciato andare ad un'eloquente foto su Twitter: "Io non sono interista", recitava il pensiero dell'ex regista rossonero, per un'interpretazione facile facile: io in questo nuovo Milan pieno di ex nerazzurri non ci vengo. 

Serve o non serve?

Più debole la candidatura di Massimo Ambrosini, quasi inesistenti quelle di Franco Baresi e Giovanni Galli (entrambi troppo riconducibili alla figura di Silvio Berlusconi), insomma per Fassone sembra più complicato reperire un grande ex piuttosto che calciatori di ottimo livello. In un suo celebre film, Carlo Verdone candidato a sindaco di Roma voleva convincere i romani a disfarsi del Tevere per costruirci sopra una lunga autostrada: "Ce serve o non ce serve?", chiedeva maliziosamente l'attore riferito al fiume, e forse oggi, seppur con accento più nordico, la medesima domanda se la starà ponendo anche Fassone. Già, perchè alla fine, al di là dell'apparenza e dell'immagine, schiaffare una vecchia gloria milanista in un ruolo non ancora definito, è utile? L'errore è in realtà di fondo: si dice spesso "Richiamate Maldini in società e poi gli si trova un ruolo». No, è esattamente il contrario ciò che andrebbe fatto, ovvero capire cosa manca al Milan e trovare gente competente per colmare le lacune, se poi potesse essere qualche ex rossonero a farlo, tanto meglio. Un Maldini, un Costacurta e un Albertini non hanno bisogno di un ruolo di facciata per colorarsi di rossonero, loro saranno milanisti eterni anche senza alcun incarico e del resto nessuno dei tre (esattamente come pure Ambrosini) ha mai mostrato doti e competenze dirigenziali, il solo Albertini ha avuto un ruolo rilevante in Federcalcio, ma anche lì era più un politico che un uomo d'azione. La nuova dirigenza, Fassone in primis, dovrà innanzitutto capire cosa manca, cosa serve e quali buchi riempire; fatto questo si potrà pensare al superfluo. Nè Marotta e nè Paratici sono juventini di dna, eppure mandano avanti loro attivamente i 5 volte campioni d'Italia; scelti e definiti loro, è arrivato anche Nedved, scelto perchè occorreva una figura simile; al Milan cosa serve? Rispondere a questa domanda sarebbe il primo passo per la ricostruzione di una società al momento sfilacciata.