17 giugno 2019
Aggiornato 15:00

Il Sassuolo europeo dà un’altra picconata al Milan

La roboante qualificazione degli emiliani ai playoff di Coppa Uefa conferma la bontà e la concretezza del progetto di Squinzi, legittimando un’avventura europea che i rossoneri non avrebbero meritato

REGGIO EMILIA - Al termine della finale di Coppa Italia vinta dalla Juventus contro il Milan, i tifosi del Sassuolo erano (giustamente) scesi in piazza a festeggiare il sesto posto della loro squadra che, grazie al ko dei rossoneri allora allenati da Brocchi, valeva finalmente la qualificazione ai preliminari di Coppa Uefa. La delusione dei sostenitori milanisti, viceversa, faceva da contraltare alla festa emiliana, anche perché il Milan avrebbe meritato di più nella finale contro i campioni d’Italia, vittoriosi solamente dopo i tempi i supplementari contro i gagliardi rossoneri della serata dello stadio Olimpico. Eppure fu giusto così: il Milan terminava una stagione pietosa, tanto in campo quanto fra i dirigenti, impegnati a far incetta di esoneri degli allenatori (quasi comico quello di Mihajlovic) invece che a rinforzare la modesta rosa messa loro a disposizione, mentre il Sassuolo coronava la lunga rincorsa al sesto posto ed un campionato esaltante per il giovane gruppo allenato da Di Francesco.

Programmazione

«Cosa ci va a fare il Sassuolo in Europa? Uscirà subito» - pensava qualche tifoso milanista incupito dalla terza stagione di fila senza coppe per i rossoneri e invidioso della prima storica partecipazione alle manifestazioni continentali di una squadra che solamente nell’estate del 2009 festeggiava l’esordio in serie B. Invece il Sassuolo non è arrivato in Europa per caso, è lì con pieno merito  grazie ad una società solida economicamente, attenta e lungimirante, capace di programmare il futuro con oculatezza, senza proclami pomposi e senza mai fare il passo più lungo della gamba; il Sassuolo del patron Squinzi, dopo la prima sofferta salvezza in serie A, ha detto chiaramente di volere l’Europa e al secondo tentativo ce l’ha fatta, conquistando in rimonta il sesto posto ai danni del Milan e ringraziando poi la Juve per aver battuto i rossoneri in Coppa Italia liberando di fatto i neroverdi verso i preliminari di una Coppa Uefa che ha accolto con curiosità i piccoli emiliani che, per nulla intimoriti, hanno fatto secchi gli svizzeri del Lucerna, travolti a Reggio Emilia in una calda serata d’agosto che ha consacrato il Sassuolo in Europa e confermato che la squadra di Eusebio Di Francesco è lì con pieno merito; magari gli emiliani non passeranno i playoff di fine agosto che conducono alla fase a gironi della competizione (o magari invece sì), ma avranno in ogni caso dimostrato di possedere compattezza e maturità, di esportare dall’Italia una ventata di freschezza ed entusiasmo, oltre che ambizione e voglia di vincere, tutte caratteristiche che al Milan non esistono più.

Differenze

Il Milan, la società italiana più vincente in Europa, che guarda in televisione il piccolo Sassuolo che si impone in una serata di coppa: è il mondo che procede a rovescio? No, è il segno dei tempi, la dimostrazione che chi programma bene, chi semina, alla fine raccoglie, mentre chi si crogiola sul passato, chi vive di ricordi senza progettare concretamente il futuro, resta fermo al palo, ancorato ai gloriosi anni che furono. Come quando Torino e Napoli storcevano il naso davanti al poderoso incedere del piccolo grande Parma di Nevio Scala, oggi il Milan si sente scippato del suo blasone da una piccola rivolta proletaria di un comune come Sassuolo che non fa nemmeno provincia e dove si fa colazione con pane e prosciutto. Eppure oggi tutta Italia, tifosi milanisti compresi, sono concordi su una riflessione: il Sassuolo merita assai più del Milan il posto che occupa in Coppa Uefa. Se i rossoneri vorranno riprendersi quel posto, che inizino a rimboccarsi le maniche, a guardare con programmazione al futuro smettendo di ricordare Sacchi, Capello e Ancelotti, perché i dolci ricordi del passato non servano come pillola contro il mal di testa del presente.