25 maggio 2019
Aggiornato 08:30

I 5 tridenti pił forti della storia del Milan

Dal Gre-No-Li al Ka-Pa-Ro, il racconto dei trii rossoneri pił amati

MILANO - Il Clasico di Spagna è appena andato in archivio col successo del Real Madrid in casa del Barcellona per 2-1, risultato utile ai bianchi di Madrid più per il prestigio che in chiave scudetto, ormai indirizzato verso i blaugrana di Luis Enrique. Ma Barcellona-Real Madrid è stata anche la sfida fra i tridenti più forti del mondo in questo momento: da una parte Messi-Suarez-Neymar, dall'altra Cristiano Ronaldo-Benzema-Bale. I tifosi del Milan hanno ammirato la sfida del Camp Nou con gli occhi pieni di malinconia, costretti a soffrire nel vedere una squadra gloriosa ridotta ad una semplice comparsa in serie A dopo i trionfi degli anni ottanta, novanta e duemila; eppure un tridente come quelli delle due grandi di Spagna, i sostenitori milanisti lo hanno ammirato eccome, anzi, ne hanno ammirati più di uno, dagli anni cinquanta fino ad un lustro fa, la San Siro rossonera si è spesso trasformata in una passerella di campioni in grado di eccitare la fantasia della gente ed incutere timore, rispetto e un pizzico di invidia nei tifosi di tutto il mondo. Il racconto dei cinque trii più gloriosi della storia milanista in una classifica cronologica tanto romantica quanto malinconica per i sostenitori dell'ex società più titolata al mondo.

5) IL MITICO GRE-NO-LI - Gunnar Gren, Gunnar Nordhal e Nils Liedhlom, i tre svedesi più celebri della storia del Milan prima dell'arrivo di Zlatan Ibrahimovic. Già protagonisti con la nazionale del loro paese, i calciatori scandinavi diventano gli idoli di San Siro con le loro geometrie ed un'affinità in campo tanto semplice quanto redditizia; lo scudetto del Milan 1950-51 è in gran parte da attribuire al trio di Svezia, con la regia di un Liedholm che non sbaglia un passaggio neanche apposta, gli assist e il dinamismo di un Gren perfetta mezz'ala, i gol di un Nordhal potente e tecnico allo stesso tempo. Gren passa alla Fiorentina nel 1955, il Milan vince altri tre scudetti col cruccio di non essersi goduto ancora più a lungo il tridente svedese delle meraviglie.

4) PRATI-RIVERA-SORMANI - Nel Milan che trionfa in Coppa Campioni nel 1968-69 il grande protagonista è Piero Prati con la sua tripletta nella finale di Madrid contro l'Ajax, ma ad incantare i tifosi milanisti è il trio formato dallo stesso attaccante ligure, da un sontuoso Gianni Rivera che dispensa ordine, geometrie, assist e gol, e da un Angelo Benedicto Sormani che grazie alla sua potenza fisica ed atletica annichilisce le difese avversarie con devastante naturalezza. San Siro applaude tre calciatori che innalzano il livello di una squadra già forte e carismatica che ha in Rivera l'elemento di spicco: il numero 10 è tecnica e concretezza allo stato puro, un riferimento per tutti i compagni, una guida anche per Prati e Sormani che completano uno dei reparti avanzati più amati e rimpianti dal pubblico milanista.

3) RIJKAARD-GULLIT-VAN BASTEN - Per tornare ad un tridente da sogno, i tifosi rossoneri devono attendere quasi vent'anni, l'approdo di Berlusconi alla presidenza e l'arrivo del trio olandese che sconvolge l'Italia e l'Europa. Marco Van Basten e Ruud Gullit giungono a Milano nell'estate del 1987 e vincono subito lo scudetto con Arrigo Sacchi, Frank Rijkaard li raggiunge un anno dopo, espressamente voluto dal tecnico di Fusignano. La classe di Van Basten illumina un attacco devastante, il cigno di Utrecht rifinisce e finalizza la maggior parte della azioni del più spettacolare Milan della storia, la potenza fisica di Gullit spacca in due gli avversari, le treccine del numero 10 milanista svolazzano sulla fascia alla velocità della luce e solamente gli infortuni frenano l'ascesa dell'ex calciatore del Feyenoord, un atleta straordinario a cui diventa difficile assegnare un ruolo preciso. Rijkaard, poi, garantisce dinamismo, qualità e rigore tattico nel centrocampo milanista, contribuendo anche discretamente in zona gol grazie a puntuali e precisi inserimenti. I tre olandesi diventano il simbolo di un Milan che viene unanimemente riconosciuto come squadra più forte d'Europa fra il 1988 e il 1991, le firme di Gullit e Van Basten nella finale di Barcellona contro la Steaua Bucarest (la più bella partita della storia rossonera) e l'azione fra Rijkaard e Van Basten che porta il centrocampista a decidere l'ultimo atto della Coppa dei Campioni del 1990 contro il Benfica, sono l'emblema di un trio bello, concreto e pure decisivo.

2) IL KA-PA-RO - Nell'estate del 2008 arriva il momento dei brasiliani: ai già milanisti verdeoro Ricardo Kakà e Alexandre Pato, giovani ma già determinanti nello scacchiere tattico di Carlo Ancelotti, si aggiunge anche il Pallone d'Oro Ronaldinho, scaricato dal Barcellona e pensiero fisso di Berlusconi da almeno due anni. L'ambiente ribatezza il tridente Ka-Pa-Ro, il Milan non riesce a vincere trofei coi tre brasiliani in campo, ma regala prestazioni e giocate di un livello tecnico che in Italia non si vedeva da tempo: l'azione di rimessa orchestrata da Pato e finalizzata da Ronaldinho nella rete che porta il Milan a vincere il derby nell'autunno del 2008 e la spettacolare tripletta dell'ex fantasista del Barcellona contro il Siena nel febbraio del 2010 sono soltanto i fotogrammi più rilevanti di un trio che accende la fantasia del pubblico di San Siro, anche se a conti fatti non porta successi ad un Milan che, oltre a loro, non allestisce un organico competitivo per mettere dietro l'Inter di Mourinho.

1) IBRA COI BRASILIANI - L'ultimo grande tridente rossonero è uno dei più forti della storia del Milan, soprattutto grazie all'arrivo a Milanello di Zlatan Ibrahimovic, campione assoluto che coniuga tecnica, potenza e carisma, elementi che portano il Milan di Massimiliano Allegri a diventare la favorita numero uno del campionato 2010-2011. Lo svedese va a fare coppia con Pato e con un altro nuovo arrivo, anch'egli brasiliano, vale a dire Robinho che a Milano vive la stagione migliore della sua altalenante carriera. Ibrahimovic fa innamorare di sè il pubblico milanista, lotta, incita i compagni e segna, soprattutto segna, gol pesanti, decisivi, coadiuvato dai due brasiliani che assistono il gigante scandinavo. Pato diventa l'eroe del derby di aprile con una doppietta che stende l'Inter e rende irrilevante l'assenza di Ibrahimovic, fuori per squalifica. Robinho, spesso deludente in passato nonostante qualità tecniche immense, si trasforma in cecchino quasi infallibile; tutti e tre gli attaccanti rossoneri realizzano 14 reti a testa, un bottino che conduce la formazione di Allegri alla conquista dello scudetto, l'ultimo della storia del Milan, l'ultimo di una società che oggi non è più in grado di garantire tridenti che eccitino l'ormai depressa tifoseria milanista.