23 gennaio 2020
Aggiornato 02:00
Il Natale della famiglia Schumacher

Schumi, la maledizione della montagna colpisce ancora

Sulle stesse nevi dell'incidente del pilota tedesco perde la vita un 17enne. Intanto un altro giovane, il figlio di Michael, continua la sua carriera emergente in macchina. Destreggiandosi tra i drammi privati e le attenzioni pubbliche

MERIBEL – La maledizione delle montagne francesi colpisce ancora. A due anni dall'incidente che ha segnato la vita di Michael Schumacher, sulle stesse nevi di Meribel, un altro sciatore ha perso la sua a soli 17 anni. Come il grande pilota della Ferrari, anche lo sfortunato giovane indossava il casco, ma questo non è bastato a salvarlo dalle numerose ferite al volto e agli organi interni che ha riportato cadendo in fondo ad una discesa. Talmente gravi che nemmeno i medici giunti sul posto con l'elicottero del pronto soccorso sono riusciti a rianimarlo.

I primi passi di Mick
Una tragedia privata, che riapre però anche quella pubblica del campione tedesco, proprio mentre la famiglia Schumacher continua a stargli vicino nella sua battaglia per tornare ad un'esistenza normale, e a tentare lei stesa di ripartire. Lo sta facendo il 16enne figlio Mick, che con il padre condivide l'amore per le corse e sta lavorando per costruirsi la propria carriera di pilota. Dopo aver debuttato quest'anno, vincendo, nel campionato tedesco di Formula 4, l'anno prossimo si dividerà tra la sua serie nazionale e quella italiana. Da una parte motorizzato Mercedes, con il team Van Amersfoort che lanciò il talentino Max Verstappen, dall'altra con i colori della nostrana Prema, squadra legata alla Ferrari. Due marchi non casuali: quelli con cui corse in Formula 1 papà Michael, e che oggi si contendono il figlio d'arte in prospettiva futura. «L'anno prossimo sarà un chiaro candidato al titolo – sostiene zio Ralf, anch'egli ex pilota di Formula 1 – Ma per noi sarà un avversario come gli altri», chiarisce il fratello di Schumi, oggi proprietario di un'altra squadra di F4, oltre che di una scuderia di kart dove corre il figlio 14enne David.

Il peso dei ricordi
Ma la carriera nascente dell'erede di un genitore così famoso e amato non sarà facile. Crescere all'ombra di una leggenda, per di più segnata da un dramma umano che ha commosso tutto il mondo delle corse, è per il piccolo Mick una prova importante. Che conosce bene il suo più esperto collega Nico Rosberg, oggi pilota della Mercedes in F1 ma un tempo anch'egli giovane ed emergente figlio d'arte (il padre Keke vinse un titolo mondiale nel 1982). «Spero che l'automobilismo rimanga un divertimento per lui, perché è la cosa che conta di più – ha commentato questo weekend alla festa di fine stagione delle frecce d'argento, cui ha partecipato anche Mick Schumacher – Sarà molto difficile, ma l'unico modo per lui è accettare l'attenzione del pubblico e dei media. Decisamente la sua situazione è molto peggiore della mia. E posso capire che tutti si interessino a lui. Penso che saranno molto importanti le persone attorno a lui, ma sotto questo aspetto ha Sabine Kehm che se ne occupa molto bene».