22 aprile 2021
Aggiornato 03:00
Una famiglia che aspetta il miracolo

Jules Bianchi, il risveglio dal coma è sempre più lontano

Philippe, il papà dello sfortunato pilota 25enne vittima del terribile incidente nell'ultimo Gran Premio del Giappone, torna a sfogare tutto il suo dolore: «Dopo nove mesi – ammette – è difficile sperare ancora in un progresso»

NIZZA – Dalla speranza alla drammatica presa di coscienza della realtà, il passo è breve. Brevissimo, quando hai un figlio costretto da quasi dieci mesi in coma in un ospedale di Nizza. È la terribile storia di Philippe Bianchi, papà di Jules, ex pilota della Marussia rimasto coinvolto in un gravissimo schianto contro un mezzo di soccorso durante il Gran Premio del Giappone dell'anno passato. Da allora, il 25enne non ha mai ripreso conoscenza e la sua famiglia non ha mai abbandonato la sua stanza d'ospedale. Cercando con tutta la propria incredibile forza di non darsi mai per vinta. Anche se gli ultimi sviluppi clinici dello sfortunato pilota francese sembrano lasciare sempre meno spazio alla possibilità di un suo eventuale recupero dai danni al cervello riportati nell'incidente.

Ogni giorno un calvario
«In generale, i progressi dovrebbero arrivare nei primi sei mesi – ha raccontato papà Philippe lunedì nel corso della sua ultima intervista ai microfoni della radio France Info – Ora di mesi ne sono passati già nove. E non solo Jules non si è ancora svegliato, ma non abbiamo visto nemmeno alcun progresso significativo. Più passa il tempo, meno sono ottimista. Lo ero decisamente di più due o tre mesi dopo l'incidente, quando si poteva sperare in un migliore risultato. Ad un certo punto, bisogna tenere i piedi ben piantati a terra e rendersi conto della gravità della situazione». Già nel maggio scorso il padre di Bianchi si lasciò andare all'inquietante considerazione della possibilità della morte di suo figlio: «È dura svegliarsi al mattino – spiega ora – dicendoti che non sei sicuro se tuo figlio sopravviverà. Per me è così ogni giorno. È insostenibile, una tortura quotidiana. A volte ci sentiamo come se stessimo per impazzire, perché per me questo è certamente un dolore più terribile che se fosse morto. Purtroppo non possiamo aiutarlo più di quanto stiamo già facendo».

Come Schumacher
E anche se il risveglio dal coma potrebbe rappresentare già un miracolo, rischierebbe anche di aprire la porta ad ulteriori complicazioni: «Se si ritrovasse gravemente disabile? Sono piuttosto sicuro che non è affatto quello che Jules vorrebbe». Come fa a saperlo? Perché un giorno parlò con suo figlio del terribile destino di Michael Schumacher, anche lui vittima di gravi danni cerebrali dopo la sua caduta dagli sci di fine 2013. Un destino rivelatosi tragicamente simile a quello del povero Jules: «Mi disse che se un giorno avesse avuto un incidente come quello di Schumi, anche se il suo unico handicap fosse stato quello di non poter guidare, avrebbe avuto grandi difficoltà ad accettarlo. Perché correre era la sua vita».