24 maggio 2024
Aggiornato 01:30
Convegno «Investimento nello sport, investimento anticiclico»

Delrio e Lorenzin al CONI: «Mille impianti sportivi in mille giorni»

Il Sottosegretario alla Presidente del Consiglio: «Si tratta di avviare i programmi è una cosa che faremo tra poche settimane. Abbiamo bisogno dell'imprenditoria privata dei fondi per lo sviluppo europeo, del Credito sportivo». Malagò: «Chi è sovrappeso da ragazzino lo sarà probabilmente da adulto».

ROMA - «Mille impianti sportivi in mille giorni». Li ha annunciati il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche di coesione territoriale e allo sport, Graziano Delrio, parlando al Coni al convegno su «Investimento nello sport, investimento anticiclico», ma ha poi chiarito che non si tratta di nuovi provvedimenti, di nuove leggi, ma solo di avviare cose già previste.

«Si tratta di avviare i programmi - ha detto Delrio lasciando la sede del Coni al Foro Italico - è una cosa che faremo tra poche settimane. Abbiamo bisogno dell'imprenditoria privata - ha detto Delrio - dei fondi per lo sviluppo europeo, del Credito sportivo: abbiamo bisogno di impianti sportivi, in particolare al sud dove è noto che ci sono molti impianti in meno». Perché lo sport sia «anticiclico» rispetto all'andamento generale dell'economia l'ha detto l'economista d'impresa Marco Vitale: «Cultura, sanità e sport sono tre campi nei quali gli investimenti non danno frutti immediati. Da qui deriva la mentalità che vede queste attività solo come costi e non come investimento».

E per il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, «il fatto è che la spesa pubblica è orientata soprattutto verso la previdenza, il che significa brutalmente privilegiare le esigenze delle fasce più anziane della popolazione a scapito dei più giovani. In altri Paesi europei non avviene questo, e si pensa di più pertanto agli investimenti. Per esempio, l'investimento nello sport permette una vita migliore a tante persone e consente in prospettiva di ridurre la spesa sanitaria».

Al convegno hanno partecipato il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, oltre a Nerio Alessandri, presidente della Technogym, e Gino Lugli, amministratore delegato della Ferrero. «I fattori che influenzano la predisposizione ad ammalarsi - ha detto il ministro Lorenzin - sono al primo posto il fumo, al secondo l'alcool, al terzo l'alimentazione e al quarto lo stile di vita sedentario. Per questo motivo lo sport è uno degli elementi principali della prevenzione».

Delrio ha ricordato di essere un medico, specialista in diabetologia, «perché anche i politici hanno lavorato, una volta» e ha detto: «Quando si tratta di fare prevenzione contro il cancro è diverso, è più facile ottenere l'attenzione: se si tratta di lottare contro la sedentarietà cambiando lo stile di vita è molto più difficile».
«Chi è sovrappeso da ragazzino lo sarà probabilmente da adulto - ha detto Malagò -. I costi della cura del solo diabete di tipo 2 sono di circa dieci miliardi di euro all'anno, poco meno del 10 per cento della spesa sanitaria complessiva. Noi come Coni potremmo chiamarci fuori da questo problema, perché non è scritto nel nostro statuto, ma non possiamo e dobbiamo invece continuare a collaborare con tutti nel lanciare l'allarme sulla sedeentarietà».

Malagò ha aggiunto a margine: «Non sono sicuro che negli ultimi 30 anni magari non ci siamo persi un altro Pietro Mennea, anche se manca la controprova. Penso che, se cambieremo mentalità, se collaboreremo davvero con il governo, forse anche qualche grande risultato sportivo si otterrà, ma si tratta soprattutto di lottare contro la sedentarietà nell'interesse di tutti».