23 ottobre 2019
Aggiornato 12:30

Lippi: «Tessera del tifoso non mi piace perchè ghettizza»

Ha ammesso: «In Italia mi sono vergognato di essere italiano»

ROMA - Marcello Lippi ha bocciato la tessera del tifoso. Il ct della nazionale italiana intervistato da Klaus Davi nell'ambito di una puntata del programma tv web KlausCondicio, in onda su YouTube ha detto: «La tessera per il tifoso in trasferta non mi piace. E' una cosa che ghettizza. Anche se sono il ct della Nazionale, dico sinceramente che, a caldo, questo strumento non mi convince. Mi sa di schedatura».

«A sentire l'espressione 'scheda del tifoso' - ha poi aggiunto - mi viene da pensare ai supporter che il sabato sera sono a cena e hanno in mente di andare a vedere la partita il giorno dopo a Milano o a Torino, ma poi non possono farlo perché non hanno la tessera. Diciamo che qualsiasi forma di schedatura non mi piace, tanto meno quella che riguarda i tifosi».

Lippi, che rappresenta il nostro paese essendo il Commissario tecnico della nazionale, poi, ha ammesso che certe volte si vergogna di essere italiano: «All'estero siamo ammirati, riveriti, stimati. Tutt'altro che disprezzati. Questo in base alla mia esperienza. Infatti quando sono andato all'estero, negli ultimi tre anni, ed ho visitato quasi tutte le federazioni calcistiche europee rappresentando l'Italia nel settore del calcio, ho trovato una grande ammirazione nei nostri confronti, una grande stima e una grande attenzione. Fuori dall'Italia non mi sono mai vergognato di essere italiano. Semmai mi sono vergognato in Italia, dove, dopo un mese che hai sbagliato una cosa, sei da buttare via e non conti più niente».

Successivamente Lippi ha parlato della crisi economica che ha colpito il mondo del calcio italiano che a sua detta » lo sta rinsavendo, riportandolo con i piedi per terra e rendendolo più sano». Lippi poi affermando che non cambierebbe mai l'inno di Mameli con il 'Va' pensiero' - «Ogni volta che sento l'inno di Mameli, mi dà una sensazione bellissima, particolare. Non è per forza legata alla vittoria del Mondiale, perché la sentivo anche prima. Le parole, secondo me, sono molto belle e io non vedo per quale motivo si debba sostituire con il 'Và Pensiero' » - ha ammesso che anche la nazionale italiana va verso la multietnicità: «Piano piano ci arriveremo anche noi. E' inevitabile. Adesso forse non siamo ancora pronti per questo livello di integrazione. Guardo, ad esempio, alla Germania, che recentemente ha vinto il campionato europeo under 21 con una squadra composta in gran parte di oriundi».

In conclusione Lippi ha ribadito che «dopo l'esperienza della Nazionale non mi vedrete mai più allenatore di club. Mai, anche perché, oggi come oggi, non riuscirei, subito dopo una partita che magari non è andata bene - è già diverso se lo fanno il lunedì -, a stare per un'ora e mezza a rispondere alle domande dei vari opinionisti. Non ce la farei: sarebbe più forte di me».