L’andrologo risponde

Ipertrofia prostatica benigna. Riconoscere i sintomi e curarla al meglio

Il dottor Del Noce a Diario Salute TV: «Con l’età, tutte le prostate tendono a degenerare e nella stragrande maggioranza dei casi si viene a formare un adenoma di prostata»

La prostata è una ghiandola presente solo nel maschio e ha diverse funzioni: produce gran parte del liquido seminale e fa da barriera nei confronti delle infezioni delle vie urinarie – spiega il dottor Giorgio Del Noce, urologo, andrologo e sessuologo di Torino. Con l’età, tutte le prostate tendono a degenerare e nella stragrande maggioranza dei casi si viene a formare quello che è un adenoma di prostata, altrimenti chiamato ipertrofia prostatica benigna.

Come il fibroma dell’utero
«L’adenoma di prostata equivale anatomo-patologicamente a quello che è per la donna il fibroma dell’utero. Normalmente non crea problemi fisici. Solo in qualche caso può dar luogo a un’ostruzione delle vie urinarie. È abbastanza frequente l’ostruzione delle vie urinarie causata da un adenoma, con l’avanzare dell’età. Le cause di tale ostruzione nascono da come è formato l’adenoma e da come impedisce il normale deflusso dell’urina», continua il dottor Del Noce.

I sintomi
«I sintomi sono abbastanza conosciuti da molti pazienti. Si tratta di sintomi di tipo irritativo, quindi il paziente va frequentemente a urinare, ha uno stimolo importante e a volte non riesce a trattenere l’urina. Si possono presentare anche sintomi ostruttivi e quindi il paziente accusava difficoltà nell’urinare, ha un getto lento e a volte una minzione in due tempi».

La diagnosi
«I sintomi sono importanti ma lo sono anche gli esami diagnosti come l’uroflussimetria e una semplice ecografia addominale. Esami che, a mio avviso, dovrebbero essere sempre eseguiti dopo una certa età».

Le cure per l’ipertrofia prostatica benigna
«I disturbi ostruttivi prostatici possono essere curati con terapia medica con benefici che si possono ottenere soprattutto con l’utilizzo degli alfalitici. Ci sono poi altre sostanze che impediscono la crescita dell’adenoma facendo sì che il paziente possa convivere meglio con questo problema. Nei casi più gravi si può arrivare alla disotruzione. Un tempo tale pratica era più complessa perché le tecniche chirurgiche erano più invasive. Oggi, con l’endoscopia, fondamentalmente si riescono a ottenere dei risultati ottimi con un disagio minore del paziente. Però è un intervento che – tutto sommato – non è proprio una passeggiata. Necessita, infatti, di un ricovero di qualche giorno e deve essere eseguito esclusivamente nei casi di ostruzione importante», conclude il dottor Giorgio Del Noce.