Lo psicologo risponde

Mal di pancia prima della scuola: consigli per mamme e papà

Maurizio Crivellaro a Diario Salute TV «La cosa migliore da fare è quella di aiutare un bambino a parlare delle proprie difficoltà coinvolgendo i suoi insegnanti»

Una difficoltà con cui si confrontano spesso i genitori sono le problematiche relative alla scuola – spiega il dottor Maurizio Crivellaro, psicologo e psicoterapeuta di Torino. Accade infatti che un bambino presenti dolori e manifestazioni fisiche come mal di pancia, vomito, febbre e altro. La prima cosa da fare è quella di interpellare il medico e valutare insieme a lui se ci sono reali situazioni fisiche relative al malessere. Nel momento in cui viene escluso il malessere fisico, un genitore può indirizzare la sua osservazione su una problematica emotiva.

Come si deve comportare un genitore
«Prima di tutto è importante accogliere il bambino nel suo malessere, ascoltarlo e permettergli di spiegare le proprie emozioni legate, probabilmente, anche all’angoscia di andare a scuola. Con lui bisogna trovare delle strategie per affrontare al meglio il problema. Ovviamente bisogna tenere conto che il malessere fisico – anche se causato da un problema emotivo – è comunque reale per il bambino. Ciò significa che non bisogna mai sottovalutarlo ma, al contrario, accoglierlo nella sua multidimensionalità», continua Crivellaro.

Le possibili cause
«Le cause che possono aver portato il malessere emotivo, possono essere le più disparate. Per esempio potrebbe vivere male alcune situazioni all’interno della famiglia, aver percepito delle tensioni oppure aver sentito l’esigenza di attirare l’attenzione verso uno dei due genitori. O, addirittura, manifestare in tal modo il suo dolore per la perdita di un parente a cui era affezionato. Altri motivi potrebbero proprio essere relativi all’ambiente scolastico, per cui alcuni bambini, vittime di bullismo, potrebbero non riuscire a parlarne in famiglia. Al contrario, potrebbe avere delle difficoltà relazionali con qualche insegnante. Un altro motivo ancora potrebbe essere di ordine prestazionale, per cui il bambino potrebbe non essere in grado di assecondare le aspettative della famiglia. Potrebbe anche non riuscire a stare al passo con i giudizi negativi, perché questi costituiscono un attacco all’autostima».

L’importanza del dialogo
«La cosa migliore da fare è quella di aiutare un bambino a parlare delle proprie difficoltà. Una buona norma sarebbe anche quella di coinvolgere gli insegnanti della scuola affinché riescano a monitorare la situazione del bambino fornendo indicazioni ai genitori. Al contrario, se il sintomo persiste, è importante rivolgersi a un esperto che possa aiutare il bambino a esprimere al meglio il proprio disagio, magari con il contributo dei familiari e, magari, insieme a qualche altro bambino», conclude il dottor Crivellaro.