21 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Danni della sedentarietà

Ti muovi poco? Ecco cosa accade al tuo cervello quando stai fermo

Alcuni scienziati italiani sono riusciti a dimostrare cosa accade a livello neurologico quando stiamo troppo fermi. Specie a causa di una malattia

Ecco cosa accade al tuo cervello quando stai troppo fermo
Ecco cosa accade al tuo cervello quando stai troppo fermo Shutterstock

Il troppo lavoro strema ma la sedentarietà uccide. La maggior parte di noi, infatti, conduce una vita eccessivamente sedentaria a causa del lavoro. Sono pochi quelli che svolgono attività prettamente fisiche o manuali, ormai è più probabile ritrovarsi di fronte a un computer, un telefono, una cassa o un robot. Ma se nel tempo libero continuiamo a muoverci poco potremmo incappare in numerosi problemi di salute. Tra questi quelli cardiovascolari, metabolici e persino un aumentato rischio di cancro. E alcuni scienziati italiani sembra abbiano scoperto il meccanismo che si innesca – a livello cerebrale – nei momenti in cui stiamo troppo fermi.

Stop muscolare
I problemi derivano dal cosiddetto stop muscolare, ovvero dal fatto che quando siamo fermi troppo a lungo muoviamo pochissimi muscoli, forse solo quelli delle mani per usare un computer o inviare un messaggio con il proprio smartphone. Tuttavia, uno studio condotto dagli scienziati dell'Università Statale di Milano, in collaborazione con quelli dell'Università di Pavia, ha evidenziato i cambiamenti che si mettono in atto sulle staminali neuronali in seguito a un comportamento sedentario o quando si è costretti a stare fermi per una malattia.

Camminare fa bene, stare fermi fa male
Potrebbe sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma è proprio vero: camminare fa bene alla salute non solo perché migliora l’ossigenazione e l’attività cardiaca ma anche perché stimola la formazione di nuove cellule nervose. Stare fermi troppo tempo provoca invece alterazioni a diversi organi del corpo umano. Tra queste è inclusa una degenerazione della funzione neuromuscolare scheletrica.

Poche cellule nuove
A detta dei ricercatori, quando stiamo fermi troppo a lungo, si danneggia la neurogenesi ovvero le cellule nervose che vengono prodotte dalle staminali subiscono un netto calo in termini di quantità. Va da sé che le cose si complicano molto se una persona si vede costretta a stare nel letto o su una sedia a rotelle prolungando non di poco il tempo in cui si sta fermi. Tutto questo può portare a una riduzione delle prestazioni fisiche (a livello muscolare) e cerebrali.

Assenza di movimento derivante da una patologia
Gli scienziati italiani si sono chiesti se l’assenza di movimento causata da una patologia potesse avere effetti devastanti anche a livello cerebrale. «Per rispondere a questa domanda si deve capire se l'assenza di moto può comportare un danno al sistema nervoso. Per comprenderlo, abbiamo utilizzato un modello animale di topo in cui venivano impediti i movimenti antigravitari degli arti inferiori (ma non di quelli superiori), quali camminare, arrampicarsi, accovacciarsi e tutte le azioni in cui vi è attrito fra le gambe e il terreno. Lo stesso che avviene nei pazienti costretti a letto o in sedia a rotelle oppure negli astronauti che fluttuano a bordo dei veicoli spaziali», ha spiegato a La Repubblica Daniele Bottai, biologo e ricercatore in neuroscienze all'Università Statale di Milano.

I risultati
Dai risultati è emerso che nei topolini a cui era stato impedito il moto si è evidenziata una diminuzione del 70% delle staminali neuronali. A risentirne della mancanza di movimento sono stati anche gli oligodendrociti, i quali forniscono una sorta di guaina ai tessuti nervosi. Secondo i ricercatori tutto ciò accade perché l’uso delle gambe permette l’invio di input a livello cerebrale. Inoltre, non bisogna dimenticare che la ridotta attività fisica apporta modifiche a livello di un gene denominato CDK5Rap1. Insomma, la sedentarietà riprogramma corpo e cervello e spesso non lo fa in maniera positiva. Quindi, per lo meno quando ne abbiamo la possibilità, dobbiamo cercare di muoverci il più possibile. Ovviamente sempre con equilibrio e senza esagerare. Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Neuroscience.

[1] Front. Neurosci., 23 May 2018 | Reduction of Movement in Neurological Diseases: Effects on Neural Stem Cells Characteristics - Raffaella Adami, Jessica Pagano, Michela Colombo, Natalia Platonova1, Deborah Recchia2, Raffaella Chiaramonte1, Roberto Bottinelli2, Monica Canepari2 and Daniele Bottai - Department of Health Science, University of Milan, Milan, Italy  - Department of Molecular Medicine, University of Pavia, Pavia, Italy