16 dicembre 2018
Aggiornato 10:30

Il potere del cervello: si può provare tanto dolore anche in assenza di stimoli dolorosi

Scienziati scoprono il potere della mente, anche dal punto di vista della percezione del dolore

Il potere del cervello
Il potere del cervello (ALDECAstock | Shutterstock)

Che il nostro cervello sia in grado di fare magie lo sapevamo da tempo. Uno degli esempi più eclatanti ci viene fornito dalla cosiddetta gravidanza isterica. Questa condizione medica, nota da migliaia di anni, provoca la comparsa di tutti i sintomi di una gestazione, ma non c’è nessun bambino. Non solo pancia e seno crescono ma la ghiandola pituitaria produce anche più prolattina – secondo quanto è emerso da una ricerca condotta dall’Università del Michigan – inibendo il ciclo mestruale. Tutto ciò è la prova evidente del potere della nostra mente. Potere in parte sfruttato anche durante le ricerche scientifiche somministrando un placebo al posto di un farmaco e ottenendo ugualmente risultati positivi. Ma un nuovo studio sembra aver portato ulteriori prove. Ecco di cosa si tratta.

Ahi, che male!
Scienziati americani sembrano essere riusciti a dimostrare come la nostra percezione del dolore dipenda dal nostro cervello. Quindi, se pensiamo che una determinata cosa possa averci provocato tanto dolore – anche se in realtà non lo ha fatto – indubbiamente avvertiremo un male insopportabile. A suggerirlo è un nuovo studio pubblicato su Nature Human Behaviour, il quale asserisce che «le aspettative sull'intensità del dolore possono diventare profezie che si auto avverano». E ciò che sorprende di più è che tali (false) aspettative durano persino dopo che la realtà ha dimostrato il contrario.

Aspettativa e dolore
«Abbiamo scoperto che esiste un ciclo di feedback positivo tra l'aspettativa e il dolore. Più dolore ti aspetti, più forte il tuo cervello risponderà al dolore. Più forte lo farà il tuo cervello, più dolore ti aspetterai», in un circolo senza fine – secondo quanto spiegato da Tor Wager, professore di psicologia e neuroscienze presso l'Università del Colorado Boulder.

Le profezie che si auto-avverano
Le profezie che si auto-avverano sono sempre state oggetto di discussione nel mondo scientifico. E questo è il primo studio che dimostra la dinamica del circuito del feedback tra aspettative e dolore. «Volevamo capire meglio perché le aspettative del dolore sono così resistenti ai cambiamenti», ha detto Marieke Jepma, ricercatore presso l'Università di Amsterdam. Per farlo, sono state reclutate 34 persone a cui gli scienziati hanno insegnato ad associare un simbolo a fuoco lieve e un altro a un calore molto alto e doloroso.

Lo studio
Durante lo studio, i volontari sono stati posti all’interno di una fMRI – una risonanza magnetica funzionale. Lo strumento misurava l’afflusso di sangue al cervello come proxy dell’attività neuronale. Per un’ora circa, tutte le persone hanno mostrato segnali dolorosi più o meno elevati in base ai simboli mostrati. Al termine è stato chiesto di valutare quanto dolore si aspettavano. Nella fase successiva sono stati applicati davvero gradi di calore lievi o elevati – ma mai dannosi – a gambe e braccia. Il calore massimo equivaleva a quello sprigionato da una tazza di caffè bollente. Nessuno dei volontari, però, sapevo che l’intensità del calore non era effettivamente correlato all’input precedente.

I risultati
Dai risultati è emerso che quando i soggetti si aspettavano più calore, le regioni cerebrali coinvolte nella minaccia e nella paura erano più attive durante l’attesa. Mentre durante lo stimolo erano più attive quelle del dolore. I partecipanti percepivano più dolore – se l’aspettativa era elevata - indipendentemente dalla quantità di calore a cui sono stati sottoposti realmente. «Questo suggerisce che le aspettative hanno avuto un effetto piuttosto profondo, influenzando il modo in cui il cervello elabora il dolore», sostiene Jepma.

Bias di conferma
Lo studio, a detta degli scienziati, ha anche dimostrato un altissimo bias di conferma. Ovvero la tendenza a imparare da cose che rafforzano le nostre convinzioni iniziali, scartando quelle che non lo fanno. «Immagini che se ti aspetti un dolore intenso ma ne hai avuto pochissimo, in realtà, ne sapresti di più la prossima volta, ma è interessante notare che i volontari non sono riusciti a imparare», commenta Wager. «I nostri risultati suggeriscono che le aspettative negative sul dolore o sui risultati del trattamento possono in alcune situazioni interferire con il recupero ottimale, sia migliorando il dolore percepito, sia impedendo alla gente di notare che stanno migliorando. Le aspettative positive, d'altra parte, potrebbero avere gli effetti opposti».

Salute mentale
Gli autori dello studio ritengono che i risultati ottenuti siano importanti sia nel contesto del dolore che nella salute mentale, suggerendo che può fare bene comprendere il nostro innato desiderio di conferme delle nostre aspettative. «Semplicemente rendersi conto che le cose potrebbero non essere così brutte come pensi può aiutarti a rivedere le tue aspettative e, così facendo, altererai la tua esperienza», conclude Jepma.

Fonti scientifiche

[1] Behavioural and neural evidence for self-reinforcing expectancy effects on pain - Marieke Jepma, Leonie Koban, Johnny van Doorn, Matt Jones & Tor D. Wager