18 dicembre 2018
Aggiornato 20:30

Arriva il super-pomodoro che fa super-bene

Un pomodoro straricco di licopene, la nota sostanza antiossidante preziosa per la salute. È il risultato di una collaborazione internazionale che ha utilizzato la tecnica di editing genomico CRISPR-Cas9

Pomodori
Pomodori (Lotus_studio | shutterstock.com)

Un super alimento pieno pieno di licopene, la sostanza antiossidante nota per i suoi molteplici effetti sulla salute. È il super-pomodoro prodotto con la CRISPR-Cas9, una nuova tecnica di editing genomico che ha permesso a un team internazionale di scienziati di ottenere questo prodotto, o meglio, alimento funzionale.

Dal Sudamerica con calore
Gli scienziati brasiliani, statunitensi e tedeschi guidati da Jörg Kudla dell’Università di Münster hanno utilizzato la specie di pomodoro selvatica sudamericana Solanum pimpinellifolium. È proprio da questa specie che sono derivare le varietà di pomodoro che troviamo oggi sul mercato. Nel caso specifico, i ricercatori sono riusciti a ottenere il super-pomodoro in una sola generazione – un vero e proprio record.

Secoli di ibridazioni
Per ottenere certi alimenti che portiamo in tavola oggi, o prodotti che utilizziamo nella preparazione dei cibi, ci sono voluti migliaia di anni di incroci e ibridazioni. Questi interventi hanno permesso di ottenere varietà di vegetali adatte al consumo umano. Non solo. Gli incroci e le ibridazioni hanno permesso di ottenere al contempo specie vegetali coltivabili e di resa sufficiente al sostentamento delle popolazioni, come è attualmente possibile. Il rovescio della medaglia, tuttavia, è stato che questi processi hanno reso le cultivar sia più sensibili alle malattie (con la necessità di intervenire con l’uso di pesticidi o altri interventi) sia più povere di vitamine, nutrienti e infine anche sapore – in un circolo vizioso che pareva non dovesse più terminate. Oggi, però, si è scoperto che dare un colpo di spugna, e ricominciare daccapo è possibile.

La soluzione
Il team di ricercatori è riuscito per la prima volta a creare una nuova varietà di pomodoro in una singola generazione, partendo da una pianta selvatica. Questo eccezionale risultato è stato ottenuto usando la CRISPR-Cas9, una metodica che permette d’intervenire su uno o più geni con una correzione molto precisa, e che ha segnato una vera e propria rivoluzione nell’ingegneria genetica. Come riportato su Nature Biotechnology, dove è stato pubblicato lo studio, la scelta dei ricercatori di utilizzare la varietà selvatica della solanacea Solanum pimpinellifolium originaria del Sud America è stata dettata dalla volontà di resettare tutto quanto era stato fatto sino a oggi. Questa varietà di pomodoro ha infatti un aspetto molto diverso dalle piante di pomodoro che conosciamo oggi: i suoi frutti (i pomodori, appunto) sono grandi come un pisello, però molto più saporiti dei pomodori che portiamo in tavola. Ma, cosa assai degna di nota, è che i frutti della pianta selvatica hanno un contenuto nettamente maggiore di licopene rispetto ai pomodori ‘classici’.

La nuova varietà
Intervenendo per mezzo della CRISPR-CAS9, il prof. Kudla e colleghi hanno introdotto piccole modificazioni genetiche in 6 geni fondamentali per la domesticazione della pianta e la resa del raccolto. Gli interventi hanno permesso di ottenere un frutto (pomodoro) tre volte più grande di quello selvatico e molto più allungato, una pianta più compatta e un numero di frutti per grappolo dieci volte maggiore dell’originale. «Questo metodo – spiega Kudla – permette di partire dall’inizio e di iniziare un processo di domesticazione completamente nuovo: nel processo, possiamo usare tutta la conoscenza della genetica vegetale e della ibridazione delle piante che si è accumulata in diversi decenni di studi. In questo modo – prosegue il ricercatore – possiamo preservare il potenziale genetico e le proprietà particolarmente vantaggiose delle varietà selvatiche, ottenendo al contempo una varietà con le caratteristiche più utili per la coltivazione, e il tutto in un tempo molto breve».

Un pieno di licopene
Ciò che maggiormente contraddistingue il nuovo super-pomodoro è anche il contenuto di antiossidanti benefici, come appunto il licopene. Quest’ultimo è più che raddoppiato rispetto alla varietà selvatica, e circa cinque volte più alto delle varietà che oggi arrivano sulle nostre tavole. «Si tratta di un’innovazione decisiva che non può essere ottenuta con le tecniche convenzionali d’ibridazione e con i pomodori attualmente coltivati – conclude il prof. Kudla – Il licopene può aiutare a prevenire il cancro e le malattie cardiovascolari: da questo punto di vista, il pomodoro che abbiamo ottenuto ha probabilmente un valore aggiunto in confronto ai pomodori coltivati convenzionali e ad altre specie vegetali che contengono licopene solo in quantità molto limitate».

Riferimento: Agustin Zsögön, Tomáš Čermák, Emmanuel Rezende Naves, Marcela Morato Notini, Kai H Edel, Stefan Weinl, Luciano Freschi, Daniel F Voytas, Jörg Kudla & Lázaro Eustáquio Pereira Peres – ‘De novo domestication of wild tomato using genome editing’. Nature Biotechnology - http://dx.doi.org/10.1038/nbt.4272