14 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Tumori al cervello

Aveva male alla testa da quando era bambina: 30 anni dopo scopre che si trattava di un cancro

Ha sempre sofferto di male alla testa, esattamente come gli altri membri della sua famiglia, ma la sua storia era diversa. Solo 30 anni dopo scoprirà che si trattava di un cancro

KENWICK - Il mal di testa è uno dei disturbi più comuni: sappiamo che ben 6 milioni di italiani sono affetti da varie forme di emicrania e cefalea. Le donne sono le più colpite e rappresentano circa il 15% della popolazione, mentre gli uomini il 6%. Ma le statistiche ci dicono che tutti, almeno una volta nella loro vita, hanno sofferto di episodi dolorosi. Per questo motivo difficilmente ci si allarma se accade anche a noi. Ma la storia di Ranae è senza precedenti: soffriva da quando era piccola e nessuno aveva capito che si trattava di un cancro.

Un fatto normale
Il suo nome è Renae Cleary ed è una donna che ha convissuto con il dolore alla testa praticamente fin da quando era piccolissima. Non si trattava neppure di un problema così raro nella sua famiglia: tutti avevano episodi dolorosi di tanto in tanto. Questo era una dei motivi in più perché non si era mai preoccupata. La sua emicrania aveva tutta l’aria di una patologia ereditaria. Qualcosa, però, cambia all’improvviso.

Una crisi violenta
Qualcosa cambia nel giorno in cui la donna, di ormai 38 anni, assiste a una crisi particolarmente dolorosa. Per questo motivo si reca dal suo medico curante per avere un’eventuale terapia. Per fortuna, il dottore richiede – senza esitare – esami specifici come la risonanza magnetica. Ed è proprio in quel momento che il personale sanitario evidenzia un tumore al cervello del diametro di 2,2 centimetri. «Dopo la scansione, ci è stato chiesto di aspettare nella sala di aspetto. Erano circa 30 minuti che stavamo aspettando. Mi sentivo così male e la mia testa mi stava provocando un dolore martellante. Ho detto che volevo andare a casa perché tutto quello che desideravo era andare a letto. Ma lo staff, poco dopo, disse a mio marito Jared che avevo due noduli nel mio cervello. È rimasto scioccato e ha dovuto chiedere loro di spiegarglielo bene. Lo informarono che doveva portarmi al pronto soccorso del Sir Charles Gardner Hospital. Quindi lasciò la stanza, girò l'angolo e mi guardò. Lo sguardo sul suo viso non lo dimenticherò mai. Si è seduto accanto a me, ha spiegato la situazione e ci siamo immediatamente diretti all'ospedale».

Una tragica diagnosi
I medici non si fecero molti scrupoli nel momento in cui formularono la diagnosi: aveva un’aspettativa di vita brevissima. Forse non avrebbe superato le 24 ore. Per questo motivo i dottori le disposero il ricovero immediato. Avrebbe potuto entrare in come da un momento all’altro. Ciò che più ha scioccato medico e paziente, però, era che il tumore era stato generato da un melanoma.

L’intervento
I medici sono riusciti a stabilizzare la situazione grazie a varie terapie somministrare nell’arco di un mese di ricovero. Subito dopo è stato predisposto l’intervento per asportare la massa dal cervello e, per fortuna, sembra essere andato tutto per il meglio. La donna, tuttavia, è dovuta stare qualche giorno in più a letto perché ha avuto una ripresa più lenta rispetto a quella ipotizzata dai medici. Dopo pochi giorni, sarebbe finalmente potuta tornare a casa. «Sono stata in ospedale per 15 giorni. Avevo 19 punti metallici in testa e non ero in grado di fare nulla», racconta Reneae.

Le cose si complicano
«Quando sono finalmente tornata a casa non mi è stato permesso di svolgere molte delle attività quotidiane come guidare una macchina, cucinare, sollevare qualcosa oltre i 200 g. Quasi ogni tipo di sforzo fisico. Dopo essere stata a casa per 5 giorni, le cose hanno preso una brutta piega. Il liquido spinale cerebrale è uscito dall'area in cui c’è stato l’intervento. Ciò ha comportato molti viaggi per vedere il prof. Christopher Lind e provare a risolvere il problema. Ho finito con l’avere quasi tanti punti di sutura come il numero delle graffette. Mi è stato chiesto di tornare in ospedale e prendere una «linguetta» vertebrale per alleviare la pressione sull'area operata e lasciarla guarire. Sono stata in ospedale per 9 giorni, dove sono stata costretta a stare sempre a letto. Non potevo muovermi senza prima avvisare un'infermiera. Questo è stato più difficile di tutto. Ho pianto così tanto. Mi sentivo completamente indifesa. Per la prima volta, ero spaventata e nervosa per quello che mi stava succedendo».

Un appello
Renae ha chiesto che i media parlassero del suo caso perché ritiene indispensabile che la gente sappia ciò a cui va incontro. «E’ così strano, ho sempre curato e controllato la mia pelle, non avrei mai pensato una cosa del genere». La donna ricorda a tutti di controllare sempre eventuali cambiamenti che si presentano nella pelle, come nei irregolari o strane macchie. In questo caso è bene rivolgersi al medico senza indugio. Reneae ha bisogno di molto denaro per terminare le sue cure, adesso ha già dovuto vendere la casa, ma non si sa per quanto tempo ancora potrà pagare. Per questo motivo ha chiesto un contributo attraverso la piattaforma GoFoundMe. Chi volesse aiutarla può fare una donazione attraverso questa pagina web.