20 luglio 2019
Aggiornato 21:30
Pericolo Anisakis

Mangia le bruschette con le acciughe e finisce in ospedale. Il rischio Anisakis

Un uomo di Pescara aveva delle grandi larve di Anisakis nel suo intestino a causa del consumo di acciughe. Tutto ciò che devi sapere sull’anisakis

Mangia le acciughe e finisce in ospedale per anisakis
Mangia le acciughe e finisce in ospedale per anisakis Shutterstock

PESCARA – Il pesce crudo rappresenta un vero pericolo per la salute dell’uomo. Purtroppo, fino a qualche anno fa poco si sapeva del rischio che si correva a mangiarlo. Ma ora, grazie ai media, vengono diffuse delle regole ben precise circa il suo trattamento prima del consumo. Uno dei maggiori timori è rappresentato dall’Anisakis un temibile parassita che può portare anche alla morte se non identificato precocemente. Ecco cosa è accaduto a un uomo di Pescara dopo aver mangiato delle bruschette con le alici.

Cosa c’è nell’intestino?
In realtà l’uomo non è andato in ospedale subito dopo aver mangiato le bruschette con le acciughe ma si è reso conto di ciò che stava succedendo durante un esame di routine. In quel momento, infatti, si trovava nel nosocomio di Penne (in provincia di Pescara) e si stava sottoponendo a una visita programmata per la prevenzione del colon retto. Inaspettatamente, durante l’osservazione, i medici si scontrano con qualcosa di insolito.

Larve
Durante la colonscopia, il personale medico del reparto di Gastroenterologia dell’ospedale San Massimo ha evidenziato la presenza di larve nell’intestino del paziente. I medici si sono così minuti delle apposite pinze del colonscopio per estrarle. Queste sono state successivamente inviate presso l’Unità operativa di Microbiologia e virologia clinica dell’ospedale di Pescara allo scopo di identificare con certezza di quale parassita si trattava.

Come sono finite le larve nell’intestino?
Dopo un attento colloquio, il personale ha appreso dall’uomo – dell’età di settant’anni – che circa quindici giorni prima aveva mangiato delle bruschette con le alici. Ed è evidente che non erano state sottoposte a un trattamento preventivo come si dovrebbe fare. Tra i vari metodi di prevenzione, ricordiamo la cottura anche a temperature medie. Un solo minuto a 60 gradi può uccidere le larve. Ma anche il trattamento di affumicatura a caldo – secondo quanto consigliato dal dottor Fazii dell’ospedale di Pescata – può essere un’ottima soluzione.

I rischi del pesce crudo
In un recente report pubblicato sul British Medicine Journal, i gastroenterologi dell’ospedale Egas Moniz e Luz di Lisbona, hanno parlato dei pericolo del consumo di pesce crudo, alimento che potrebbe sempre essere potenzialmente infettato da parassiti. Il rischio è sempre alle porte quando si mangia sushi, nigiri, temaki, frutti di mare o carpaccio di pesce. Il problema maggiore è il fatto che non ci si accorge in tempo di essere stati vittime di un’infezione da parassiti.

Il primo caso in Italia
Nell’ormai lontano 1996, è stato registrato quello che può essere considerato il primo caso italiano di Anisakis. «In Italia il numero annuo reale dei casi di anisakidosi è sicuramente sottostimato – piega all’AdnKronos Salute, Luciano Atzori (Sicurezza Alimentare), ─ Il ciclo biologico del genere Anisakis si sviluppa interamente nell’ecosistema marino, quindi l’uomo rappresenta un ospite accidentale. Le larve, resistenti ai succhi gastrici umani, riescono a impiantarsi nella mucosa gastrica e intestinale umana originando fenomeni infiammatori in forma acuta (dolori addominali, vomito, nausea, diarrea) o cronica. In alcuni soggetti si verificano anche sintomi allergici (avvisaglie dermatologiche, eritema, edemi eccetera), occlusione intestinale, versamento nel peritoneo, ascessi gastro-enterici». «Quando le larve perforano la parete gastrica o intestinale ─ prosegue Atzori ─ e migrano verso altri organi, generano sintomi molto aspecifici a seconda della loro localizzazione. In tutte queste forme si possono avere manifestazioni allergiche sino a reazioni anafilattiche».

La marinatura non serve
«Parecchi studi hanno dimostrato che la marinatura effettuata attraverso metodi tradizionali non rappresenta un metodo sicuro per la bonifica del pesce infestato. Per lo stesso motivo sono inefficaci anche la tecnica del carpaccio e della tartare. Quindi in queste preparazioni risulta necessario un preliminare e adeguato abbattimento termico a basse temperature». Per quanto riguarda la salagione, invece, potrebbe essere efficace ma non sempre. Secondo Atzori può essere considerata sicura «solo se si raggiungono elevate concentrazioni di sale per lunghi periodi». Per esempio, si va da un minimo di 6 settimane fino a parecchi mesi. D’altro canto, l’affumicatura a caldo eseguita intorno ai 70-80 °C e per circa 3-8 ore, può essere efficace nell’uccidere le larve.

I sintomi
I sintomi principali di una complicazione sono «sanguinamento digestivo, ostruzione intestinale, perforazione e peritonite. […] I pazienti possono avere sintomi allergici come angioedema, orticaria e anafilassi», scrivono gli esperti. Nei casi più gravi è necessario assistere a un intervento chirurgico d’emergenza.

Non solo anisakis
Il pesce crudo può mettere a rischio anche di contrarre parassitosi di diverso genere. Per esempio, si può essere vittime del Diphyllobotrium latum, un verme che nell’uomo causa una zoonosi chiamata Botriocefalosi o Difillobotriosi. Questo parassita piatto «è caratterizzato da un complesso ciclo biologico che si effettua nelle acque dolci. Il parassita adulto può vivere nell’intestino degli ospiti definitivi anche sino a 25 anni. Nell’uomo principalmente si fissa alla mucosa dell’ileo», continua Atzori. I sintomi principali sono nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, costipazione e altri ancora. In alcuni casi si assiste a perdita di peso, astenia, affaticamento e carenza di vitamina B12, con conseguente anemia perniciosa ipercromica a seguito di infestazioni croniche che durano anni. «In Italia i principali casi si sono verificati nei pressi dei grandi laghi del nord (lago Maggiore, d’Iseo e di Como) dove si ipotizza che questo parassita sia endemico», specifica Atzori.

Le normative
Una soluzione per rendere innocui parassiti come l’Anisakis è quella prevista anche dalla normativa italiana (in conformità con il Regolamento europeo 853/2004), che prevede l’abbattitura di pesce crudo portandolo a una temperatura di -20 °C per almeno 24 ore. Se anziché l’abbattitore si usa un congelatore tradizionale è consigliabile attendere almeno 3-4 giorni prima di consumare il pesce crudo.

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