18 agosto 2018
Aggiornato 20:00

Ecco la segmentectomia, una nuova tecnica che potrebbe salvarci dal cancro al fegato

Una nuova tecnica mini-invasiva potrebbe aiutare i pazienti affetti da cancro al fegato. Ecco di cosa si tratta
Segmentectomia per il tumore al fegato
Segmentectomia per il tumore al fegato (Chinnapong | Shutterstock)

Nuove speranze per i pazienti affetti da cancro al fegato: si tratta di una tecnica di radioterapia mirata che agisce in maniera più selettiva contro il tumore, risparmiando buona parte delle cellule sane ed evitando così, conseguenze gravi all’intero organismo. Il trattamento sembra ottenere i migliori effetti contro il carcinoma epatico in stadio precoce. Ecco i risultati di uno studio pubblicato su Radiology.

Le complicazioni delle terapie di routine
Le persone affette da carcinoma epatocellulare (HCC) generalmente hanno diverse opzioni di trattamento che possono variare dalla chirurgia, al trapianto di fegato, la chemioterapia o l’ablazione con radiofrequenza. Tuttavia, queste soluzioni non sono poi così adatte a tutti, specie per il rischio di incappare in pericolose conseguenze negative. Ecco perché potrebbe essere utile la cosiddetta segmentectomia per radiazioni (RS). Si tratta di un’opzione con un’invasività minima che utilizza il radioisotopo ittrio-90 allo scopo di distruggere l’intera massa tumorale.

Come funziona
Il radioisotopo ittrio-90, conosciuto anche con il nome di Y90, viene incapsulato in piccole sfere che vengono trasportare nel fegato attraverso un catetere. Queste viaggiano verso la massa cancerosa, luogo in cui vengono fermate e liberate per poter svolgere la loro azione radioattiva esclusivamente dove è necessario, risparmiando le cellule sane.

I segmenti
Il motivo per cui viene chiamata segmentectomia, è dovuto dal fatto che i chirurghi devono dividere ipoteticamente il fegato in un numero prestabilito di segmenti. Dopodiché, grazie a una tecnica di imaging, denominata CT cone beam, i medici evidenziano la vascolarizzazione del fegato e concentrano il rilascio dell’isotopo radioattivo solo dove necessario. «Il cone beam CT ha rivoluzionato la nostra capacità di eseguire iniezioni segmentali isolate a tumori molto piccoli, risparmiando la maggior parte dei tessuti normali. Prima del cone beam CT, avevamo la capacità di focalizzare le radiazioni, ma non con questo livello di accuratezza», ha dichiarato Riad Salem, capo della radiologia interventistica vascolare presso il Dipartimento di Radiologia della Northwestern University di Feinberg.

I risultati della sperimentazione
In seguito alla sperimentazione della terapia, il 90% dei pazienti ha evidenziato una risposta positiva, di cui oltre la metà, una guarigione completa. La segmentectomia è stata in grado di rallentare la progressione della malattia migliorando i risultati della sopravvivenza con risultati simili all’ablazione con radiofrequenza. Le probabilità di sopravvivenza a uno, tre e cinque anni erano rispettivamente del 98%, 66% e 57%. Mentre i pazienti che avevano un tumore di dimensioni ridotte (mediamente tre centimetri) ha evidenziato una sopravvivenza complessiva a uno, tre e cinque anni del 100%, 82% e 75%. La tecnica si può svolgere in ambito ambulatoriale. «Vogliamo vedere questi risultati convalidati nei pazienti a lungo termine. Vogliamo anche ridurre al minimo il tempo trascorso dalla visita clinica al trattamento e mettere a punto la dosimetria in modo che possiamo trovare la dose ottimale che ucciderà il tumore. Nella corretta impostazione del paziente, la RS può essere considerata curativa», conclude Salem