25 settembre 2018
Aggiornato 05:00

Donna muore di aneurisma, i medici pensavano fosse lombosciatalgia

Una donna di 49 anni, in perfetta salute, muore improvvisamente dopo aver accusato dolori a una gamba. Ma non era lombosciatalgia
Donna mandata a casa per lombosicatalgia, aveva un aneurisma. Immagine rappresentativa
Donna mandata a casa per lombosicatalgia, aveva un aneurisma. Immagine rappresentativa (Africa Studio | Shutterstock)

Un caso tanto sconcertante quanto drammatico quello accaduto a una donna di 49 anni che si era recata al pronto soccorso a causa di un dolore anomalo che accusava già da alcuni giorni. La paziente aveva, infatti, uno strano dolore alla gamba sinistra e, in seguito a una visita medica specialistica, i medici sono giunti alla conclusione che si trattava solo di lombosciatalgia. Ma poco la prima diagnosi Daniela – questo il nome della vittima – muore. Solo dopo si scoprirà a vera causa del decesso.

Una lombosciatalgia?
Il suo nome era Daniela Sabbatini, era una donna giovane e bella. Probabilmente avrebbe avuto ancora molti giorni davanti a sé, se i medici avessero subito compreso l’origine del suo male. Invece hanno pensato si trattasse di un banale mal di schiena, quando in realtà si era rotto un aneurisma dell’aorta addominale. Ma i familiari non si danno pace: Daniela «aveva 49 anni, stava bene e poteva salvarsi. Invece è morta fra dolori lancinanti e sola», come ha dichiarato la sorella, Annamaria, al Corriere della Sera.

Il peggioramento prima del decesso
La stessa Daniela si era resa conto che una semplice lombosciatalgia non poteva essere: il dolore si faceva via via sempre più intenso con il passare delle ore. Ed è così che decide di ritornare nello stesso pronto soccorso in cui aveva ricevuto la prima diagnosi. Ma da quel posto, purtroppo, non è più riuscita a uscirne viva.

Tutto inizia il 18 marzo
La sorella ha raccontato al Corriere della Sera che i dolori di Daniela sono iniziati il 18 marzo. In quel momento i sintomi era sicuramente più blandi e si evidenziavano soprattutto ai reni e alla gamba sinistra. Inizialmente non si era preoccupata più di tanto perché diversi anni prima era stata operata di ernia. In una fase iniziale, per alleviare il dolore, il suo medico curante le aveva prescritto una tachipirina.

Corsa al pronto soccorso
Il dolore sembra però peggiorare ed è così che Daniela cerca di ottenere un ulteriore consulto dal personale del Policlinico Casilino. Qui le diagnosticano una lombosciatalgia. Probabilmente la donna, in quel momento, esce dal pronto soccorso più tranquilla, pensando che non si trattasse di qualcosa di grave. Ma solo 24 ore dopo la situazione diventa drammatica. «L'avevo vista la mattina, il dolore era sopportabile – continua Annamaria al Corriere della Sera - Ma la sera mi ha telefonato mio padre: avevano chiamato un'ambulanza perché Daniela si contorceva e sudava tantissimo: l'abbiamo cambiata tre volte».

Ri-torno al pronto soccorso
Va da sé che in condizioni simili c’era solo una cosa da fare: tornare al pronto soccorso. Tuttavia i famigliari raccontano che a mezzanotte la povera donna era ancora in attesa di una visita. I suoi dolori erano terribili nonostante avesse una flebo e quando ha cercato di alzarsi quasi è svenuta. «Mi hanno fatta uscire – racconta ancora la sorella -  sono rimasta con mio padre in sala d'attesa. Lei mi mandava messaggi per chiedermi aiuto, ma non potevo entrare».

Problemi psichiatrici?
Inutile dire che i familiari sono rimasti ancor più sconcertati quando, alle 5 del mattino, i medici si sono recati da loro sospettando che Daniela potesse avere dei problemi psichiatrici. «Ovviamente ho risposto di no – si legge sul Corriere della Sera - ma quando l'ho vista mi sono spaventata. Era a letto, ancora cosciente ma tutta storta, un braccio blu e gonfio, una flebo infilata in un piede e continuava a lamentarsi per il dolore con un filo di voce, si contorceva, ma mi diceva grazie per essere lì e scusa, ripeteva, scusami. Mi guardava, ma gli occhi non erano più i suoi: lei li aveva azzurri, erano diventati di un grigio velato e la parte inferiore del corpo era livida, fredda».

Meningite?
Se non si trattava di problemi psichiatrici la spiegazione era un’altra. I medici pensano al peggio: la situazione stava notevolmente precipitando e ipotizzano che un’infezione possa avergli bloccato i reni oppure, altra possibile causa, si trattava di meningite. La glicemia e la pressione, nel frattempo, erano schizzati alle stelle. Per i dottori c’è solo una cosa da fare: portarla in rianimazione. Solo alle ore 13, però, scoprono la vera causa del problema: si trattava di un aneurisma addominale ma, non intervenendo al più presto, aveva già avuto un’ischemia cerebrale e un addensamento di sangue a livello dei polmoni. E non era finita qui: le era stata trovata persino una neoplasia polmonare. Anche se quest’ultima non incideva, al momento, con il suo stato di salute.

Non c’è più speranza?
Poche ore dopo i medici hanno detto che per Daniela non c’era più nulla da fare, nient’altro che attendere la sua fine. I familiari erano scioccati: fino a pochi giorni prima stava benissimo e ora si trovavano in un reparto d’ospedale ad attendere la sua morte. Ma la batosta finale è arrivata dal medico, in risposta alla domanda della madre, quando ha chiesto se la figlia avrebbe per forza dovuto morire: «sì – ha risposto in tutta serenità il dottore - ma tanto tocca a tutti». Alle 18.35, del 20 marzo, la povera Daniela è stata strappata per sempre dall’affetto dei suoi cari. Ora la domanda è: davvero i medici non potevano fare niente per salvarla? I referti dell’autopsia forse troveranno una risposta anche a questo quesito. Per ora rimane solo il silenzio, il vuoto e il ricordo di quella che era una splendida donna.