24 settembre 2018
Aggiornato 05:00

Notifiche dello smartphone: danno dipendenza come gli oppioidi

Le notifiche generate dallo smartphone possono provocare una vera e propria dipendenza simile a quella innescata dagli oppioidi
Dipendenza da smartphone
Dipendenza da smartphone (Rawpixel.com | Shutterstock)

Non sono poi così tanti anni che abbiamo a disposizione lo smartphone, il quale – a dispetto del nome – viene utilizzato in minima misura per le telefonate. Lo abbiamo, però, sempre tra le nostre mani perché ci permette di rimanere eternamente connessi con il resto del mondo. Possiamo accedere a notizie, ai sistemi operativi che ci mette a disposizione la nostra azienda, ai social network e, in più, possiamo ascoltare musica, fare foto e persino editare video. Il rovescio della medaglia è che questo gioiello di tecnologia, invia notifiche continue. Questo ci consente di essere sempre informati sui vari cambiamenti e messaggi in arrivo, ma è stato più volte dimostrato che produce anche una vera e propria dipendenza.

Chi ci riesce?
Il problema principale è: chi riesce a ignorare completamente l’arrivo delle notifiche? Il nostro smartphone ci avvisa se ci sono email, se qualcuno ha aggiornato pagine importanti dei nostri social network preferiti, se arrivano messaggi, se la nostra app preferita ha qualche novità da segnalarci. Insomma, ogni scusa è buona per ricevere notifiche. Il problema, però, è che la maggior parte di noi non riesce a non prendere il cellulare in mano per verificare di cosa si tratta. Tutto ciò crea una vera e propria dipendenza che, a detta degli esperti, è simile a quella provocata dall’oppio.

Digital Addict
In inglese viene definito digital addict (tossicodipendente digitale), la persona che usa la tecnologia digitale in maniera compulsiva. In pratica il 90% della sua attenziono verte sull’uso di dispositivi elettronici e, qualora gli venissero a mancare, manifesterebbe i tipici sintomi da astinenza. È stato infatti dimostrato che la tecnologia digitale stimola i centri di ricompensa del cervello, i quali rilasciano dopamina, oppiacei e sostanze neurochimiche. Ciò significa che quando ci si allontana da tale tecnologia, si possono accusare diversi sintomi tra cui anche l’ansia, la depressione, stati di agitazione, desiderio di avere dispositivi tecnologici e, soprattutto, avere la sensazione di non sapere cosa fare.

Abuso di telefonini, internet e dipendenza patologica
Tablet, pc, telefonini e internet. C’è sempre un modo per rimanere connessi. Ma un conto è avere i dispositivi a portata di mano da utilizzare di tanto in tanto e un altro e abusarne. Ed è proprio questo l’argomento trattato recentemente da alcuni scienziati che hanno pubblicato i risultati del loro studio su NeuroRegulation. «La dipendenza dall'uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore», ha dichiarato Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l'Università di San Francisco.

Lo studio
Durante lo studio, condotto su 135 studenti a cui sono stati fatti compilare degli appositi questionari, è emerso che le persone che utilizzavano spesso lo smartphone avevano maggiori probabilità di isolarsi. Ma non solo: rischiavano più di incappare in stati di forte ansia e depressione.

Troppo connessi, poco sociali
Le persone adulte ma, soprattutto, gli adolescenti, finiscono così per non essere più in grado di avere rapporti sociali. Smartphone e social network, infatti, sostituiscono il contatto faccia a faccia con una comunicazione filtrata dai dispositivi elettronici. La conseguenza è che il giovane non è più in grado di interagire normalmente con i suoi coetanei e, nella peggiore delle ipotesi, evita persino il contatto per amore dello smartphone. Quindi preferisce stare a casa, nel suo ambiente protettivo: l’importante è che non manchi internet.

I risultati
Gli studenti oggetti dello studio che erano diventati dipendenti dall’uso degli smartphone – probabilmente senza rendersene conto – avevano anche l’abitudine di guardare spesso il cellulare mentre studiavano o, peggio, mentre facevano lezione in classe. Il loro cervello, quindi, era in uno stato permanente di multi-tasking, che gli permetteva di svolgere molti – troppi – compiti contemporaneamente. Questo perché, a detta dei ricercatori, notifiche e messaggi push ci obbligano a focalizzare la nostra mente sullo smartphone anziché sulla vita che stiamo vivendo al momento.

Stessi percorsi neuronali
Questo obbligo continuo a controllare lo smartphone – il quale può anche generare stati di ansia – sembra attivare gli stessi percorsi neuronali che ci avvisano di un pericolo imminente. «Ma ora siamo dirottati dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano, verso le informazioni più banali», spiega Peper. Ciò significa che la persona che soffre di questa forma di dipendenza rimane in maniera costante in uno stato di allarme, senza che vi sia alcun reale pericolo. Tutto ciò, a lungo andare, potrebbe anche provocare serie problematiche di salute. Ma uscirne non è impossibile, «così come possiamo metterci a dieta, possiamo allenarci ad essere meno dipendenti dai dispositivi», spiegano gli scienziati. Il metodo più semplice? Iniziare a disattivare le notifiche e controllare solo di tanto in tanto le varie app.

Fonti scientifiche
 [1] Cash, Hilarie; Rae, Cosette D; Steel, Ann H; Winkler, Alexander (2017-02-28). "Internet Addiction: A Brief Summary of Research and Practice». Current Psychiatry Reviews. 8 (4): 292–298. doi:10.2174/157340012803520513. ISSN 1573-4005. PMC 3480687 . PMID 23125561.