29 luglio 2021
Aggiornato 17:00
Dolci e obesità

La rivincita dei golosi: chi ama i dolci ingrassa meno

Finalmente una rivincita per tutte le persone che amano dolci e zuccheri in maniera sviscerata: mangiarne tanti non fa ingrassare

Una buona notizia per tutti gli amanti dei cibi dolci. Pare che tali persone abbiano una particolare predisposizione per accumulare meno grasso. Quindi, teoricamente, dovrebbero essere più magre di quelle che prediligono cibi salati. A suggerirlo sono alcuni scienziati inglesi i quali ricordano che nonostante i risultati della ricerca siano piuttosto entusiasmanti, non bisogna comunque esagerare con il consumo di zuccheri, per evitare ripercussioni sulla salute.

I geni dolci
Come ben sappiamo, la maggior parte delle cose che ci accadono – in termini di salute – dipendendone dal nostro patrimonio genetico. E, a quanto pare, gli amanti dei dolci possiedono dei geni di tutto rispetto, perché li aiutano ad accumulare meno grasso. Tale teoria è emersa durante uno studio condotto dai ricercatori dall'Università inglese di Exeter, i quali hanno scoperto che il desiderio smodato per i dolci è correlato alla variazione di un gene denominato FGF21. Il gruppo di ricerca è stato coordinato dal professor Timothy Frayling ed è stato effettuato in collaborazione con l’Università di Copenaghen.

Ma non bisogna esagerare
Nonostante gli amanti doc (dei dolci) siano in qualche modo protetti da alcuni geni nel metter su ciccia, bisogna porre comunque attenzione alla dieta da seguire. Non c’è alcun motivo per esagerare. Anzi, facendolo si rischia di incappare in problemi per la salute anche piuttosto seri. « Questa scoperta in qualche modo contraddice l'intuizione comune perchè ritiene che le persone che mangiano più zucchero dovrebbero avere meno grasso corporeo. Ma è importante ricordare che stiamo studiando solo questa variazione genetica specifica e stiamo cercando di trovare connessioni con il resto del corpo. Questo è solo un piccolo pezzo del puzzle che descrive la connessione tra dieta e assunzione di zucchero e il rischio di obesità e diabete», spiega Niels Grarup dell'Università di Copenhagen.

Bisogna aver paura degli effetti secondari
Se da un lato le persone che possiedono la variazione del gene FGF21, possono stare tranquilli, per lo meno da un punto di vista prettamente estetico, dall’altro sembrano avere più possibilità di incorrere in effetti secondari. La mutazione di tale gene, infatti, è anche correlata a una maggior pressione sanguina – seppur minima - e una tendenza a far concentrare tutto l’eventuale grasso nella zona addominale. Senza considerare che chiunque può vedersi triplicare il rischio di malattie neurodegenerative e cardiovascolari a seguito di un’eccessiva assunzione di zucchero.

I dati sono sicuri?
Durante lo studio sono stati esaminati i dati relativi a 450mila persone registrate alla Biobank. I partecipanti allo studio, tra le altre cose, avevano fornito campioni di sangue e di DNA e informazioni circa le abitudini alimentari. «Siccome sono state coinvolte così tante persone nello studio, le nostre conclusioni hanno una certa solidità. Anche se la differenza nella quantità di grasso corporeo o di pressione arteriosa è solo minima a seconda che la persona abbia o meno questa variazione genetica, siamo molto fiduciosi che i risultati sono accurati. Circa il 20% della popolazione europea ha questa predisposizione genetica», conclude Grarup. I risultati ottenuti dallo studio potrebbero essere utilizzati per lo sviluppo di nuovi farmaci e trattamenti per obesità e diabete. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su Cell Reports. Lo studio è finanziato dal Consiglio europeo della ricerca (CER), dal National Institute of Health (NIH) e dalla Novo Nordisk Foundation