17 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Progetto Geneo

Terra «avvelenata» con arsenico. Pericolo nel Salento

Da un’attenta analisi eseguita dal progetto Geneo è emerso che il suolo è contaminato da Arsenico, Berillio e Vanadio

Arsenico nella terra del Salento
Arsenico nella terra del Salento ( Shutterstock )

Il nostro ambiente è sempre più inquinato. E non parliamo solo di smog. Dopo l’allarme tonno al mercurio lanciato recentemente, ora diviene sempre più nitido un ulteriore pericolo: l’arsenico. Questo elemento chimico – utilizzato in passato anche come pesticida – potrebbe mettere a repentaglio la vita di molte persone quando si trova nel suolo. Il rischio, quindi, non è solo per chi abita nella zona ma, probabilmente, anche per chiunque acquisti degli ortaggi coltivati nel Salento (Puglia).

Dati choc
I dati sono emersi recentemente grazie al progetto Geneo, promosso dalla Lilt (lega italiana tumori) di Lecce, in collaborazione con l’Università del Salento, la Provincia e l’Asl di Lecce. Si tratta di uno studio che mira a individuare la stretta relazione tra genotossicità del suolo e il rischio tumori. In 30 dei 32 comuni analizzati, i livelli di arsenico sembrano essere altissimi.

Caratteristiche pedologiche
Durante lo studio, gli scienziati hanno prelevato campioni di terra provenienti da 32 comuni pugliesi. Per ognuno di questi sono stati rilevati diversi valori come il pH, i metalli pesanti, la presenza di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), il carbonio organico, l’rH, le diossine (Pcdd, Pcdf e Pcb) e i pesticidi. Dopodiché sono stati effettuati test del micronuleo, le valutazioni della mortalità o della riproduttività dei lombrichi.

Qualcosa non va
«Quando abbiamo notato che i salentini si ammalavano sempre di più, abbiamo capito che qualcosa non andava. Ci hanno accusato di procurare allarme, ma i dati confermano che avevamo ragione. Per questo è nato il centro Ilma di Gallipoli. Ci sarà un’appendice di Geneo in quei comuni che vorranno valutare la salute del proprio territorio, come ha fatto Ugento. Investire in questo progetto significa investire in salute», spiega Marianna Burlando a La Gazzetta del mezzogiorno.

Rischio tumori?
Secondo quanto è emerso dai dati ottenuti dallo studio, non vi è una relazione tra la comparsa di tumori e la presenza di contaminanti del suolo. In tutte le aree analizzate è stata però rilevata un’alta percentuale di arsenico, seguito da Berillio e vanadio. È, tuttavia importante sottolineare che l’elevata presenza di arsenico (20 milligrammi per chilo) non sembrava riconducibile all’utilizzo di pesticidi. Una simile presenza di arsenico, generalmente non è tipica delle aree versi ma si trova con maggior probabilità in quelle industriali.

Nei limiti di legge, però…
Dai risultati è anche emerso che la presenza di diossine, furani e Pcb rientrano nei limiti di legge, tuttavia sembrano svelare sorgenti di contaminazione che andrebbero approfonditi attraverso ulteriori studi. Secondo Giuggianello e Botrugno, potrebbe esserci una possibile correlazione tra inquinamento dei suoli e lo stato epidemiologico dei cittadini. Tuttavia, è importante sottolineare che l’incidenza di tumori riscontrata oggi si riferisce ai contaminanti di 10-40 anni fa. Ma i dati del momento fanno sospettare un aumento dell’incidenza di patologie tumorali a breve. Infine, gli esperti ricordano che anche il tipo di tumori sta cambiando: se da un lato si sta assistendo a una riduzione del cancro al polmone e alla vescica, sono in aumento tutte le altre neoplasie, compreso il cancro al seno in donne giovani.

Misure di prevenzione
«Alla luce delle ben note emergenze ambientali gravanti nel nostro territorio – spiegano gli esperti di Geneo - e sulla scorta della normale prassi seguita in tante altre Regioni del Nord, riteniamo non più rinviabile un intenso e costante monitoraggio ambientale (in particolare, del suolo, matrice-memoria di ogni inquinamento), a salvaguardia della salute delle popolazioni e per una corretta e sostenibile pianificazione dello sviluppo del territorio. Riteniamo altresì inderogabile che le Istituzioni preposte si attivino quanto prima e con il massimo impegno, al fine di individuare le possibili sorgenti del grave inquinamento dei suoli da noi riscontrato, e predisporre quindi gli opportuni interventi tecnici, amministrativi e politici».