Salute | Tumore fegato

Tumore del fegato, nel veronese al via le sperimentazioni per il vaccino

Un nuovo farmaco contro il cancro del fegato è pronto per la sperimentazione sull’essere umano. Ecco chi può accedere

Immunoterapia per il cancro al fegato
Immunoterapia per il cancro al fegato (Shutterstock.com)

L’obiettivo è aumentare la sopravvivenza dei malati del cancro al fegato. E per farlo, la scienza mette a disposizione diversi vaccini. Anche se in realtà tale termine è improprio, sarebbe più corretto parlare di farmaci biologici. L’immunoterapia, infatti, sembra essere la nuova promessa contro la maggior parte dei tipi di cancro. Quest’ultimo prodotto è appena passato alla fase clinica e sta quindi per essere testato sull’essere umano. Se i benefici verranno confermati a breve si potrà avere a disposizione un nuovo farmaco per il carcinoma epatico.

Una risposta immunitaria
lo scopo del farmaco immunoterapico IMA970A è quello di aumentare la durata della vita dei pazienti affetti da epatocarcinoma – al momento il tumore del fegato più diffuso con 750mila casi all’anno in tutto il mondo e 13mila in Italia. Per farlo induce una precisa risposta immunitaria che permette di aumentare la regressione del tumore e impedire ulteriori recidive. La sperimentazione verrà eseguita per la prima volta su un essere umano nel veronese, presso l'ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

Finanziamento Europeo
Le prime sperimentazioni del vaccino sono state ottenute grazie a un finanziamento dell’Unione Europea. Hanno partecipato numerosi centri in tutta Europa e anche altri in Italia come l’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli.  

Chi può accedere alla sperimentazione
Potranno accedere alla sperimentazione tutti i pazienti che presentano il cancro al fegato ancora a uno stadio inziale. Tutti devono essere tra quelli preposti al trattamento locale: termoablazione, intervento chirurgico, ablazione mediante radiofrequenza, microoonde, chemioembolizzazione e radioembolizzazione. Tutti questi trattamenti generalmente ottengono buoni risultati ma, come ben sappiamo, sono comunque a rischio recidive. Per questo motivo chi è stato sottoposto a tali trattamenti potrebbe essere il candidato i