Salute | Fratture ossee

Zaray, la bimba morta a 12 anni per una banale frattura

Zaray Coratella, la bambina di dodici anni che è morta durante un banale intervento di riduzione della frattura. I dettagli della vicenda

Zaray Coratella, morta dopo una frattura al femore
Zaray Coratella, morta dopo una frattura al femore (Shutterstock.com)

BARI - Il suo nome era Zaray Coratella. Era una splendida bambina di origini colombiane adottata da tempo nel nostro paese grazie a una famiglia italiana. Con loro viveva felicemente in Puglia fino a quando, il 19 settembre scorso, è stata strappata via dall’affetto dei suoi familiari. Non era malata, non ha avuto un’indicente mortale ma – come tante altre bambine della sua età – era caduta mentre giocava al parco provocandosi una brutta frattura. Ma non è stata questa la causa della sua morte, bensì un intervento medico (evidentemente) mal riuscito.

Un’operazione banale?
A settembre la piccola Zaray si trovava in un piccolo parco del quartiere di Poggiofranco (Bari) quando, a seguito di una caduta, si rompe il femore. I genitori adottivi portano subito la bambina presso l’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. Qui i medici, dopo aver analizzato la situazione, decidono che la piccola deve essere sottoposta a un intervento di riduzione della frattura. Si tratta di un’operazione di routine in questi casi e, teoricamente, anche abbastanza banale. Ma qualcosa è andato storto.

Ipertermia maligna
Zaray è stata subito sottoposta all’intervento e, come di consueto, le è stata eseguita un’anestesia. In quel momento si è verificato un effetto collaterale decisamente grave noto come ipertermia maligna. Si tratta di un problema provocato da una rara malattia ereditaria scatenata dalla mutazione di un gene mappato nel cromosoma 19. Tuttavia, nonostante si tratti di un problema genetico, è importante sottolineare che la condizione, se diagnosticata per tempo ed eventualmente trattata con il farmaco appropriato, non porta alla morte.

Condizioni genetiche sconosciute
Probabilmente il problema principale risiede nel fatto che i genitori adottivi non erano a conoscenza di tale malattia ereditaria. Tuttavia, secondo alcune ipotesi potrebbe esserci alla base anche inadempienza da parte del personale sanitario. I medici infatti, sembra non siano riusciti a eseguire una diagnosi tempestiva e non hanno avuto una tempestiva disponibilità del farmaco che gli avrebbe salvato la vita come invece sarebbe dovuto accadere. Per tale motivo al momento è stata aperta un’inchiesta sul caso.

Di chi è la responsabilità?
«È interesse comune sapere se c’è stata una responsabilità, a carico di chi, perché, come, quando e come davvero si sono sviluppati i fatti. Nei limiti della legge abbiamo consegnato gli atti ai genitori della piccola Zaray. Siamo loro molto vicini e se vogliono siamo disponibili a incontrarli», ha dichiarato il direttore amministrativo del Policlinico, Alessandro Delle Donne.

Una morte evitabile
I genitori della piccola Zaray non riescono a farsene una ragione: la loro bambina è scomparsa e la sua morte si sarebbe potuta evitare. «Sono passati oltre quattro mesi da qual giorno – ha raccontato il papà a Il Quotidiano Italiano – nessuno del Policlinico si è fatto avanti, non sappiamo assolutamente come sono andate le cose. Ho dovuto fare l’accesso agli atti e mi hanno risposto anche in ritardo, con una lettera incomprensibile. La sua morte si sarebbe potuta evitare se le avessero diagnosticato la malattia e somministrato il farmaco giusto per tempo», conclude il padre.