17 ottobre 2019
Aggiornato 02:30
Allergie alimentari

Allergie alimentari: ecco come prevenirle in gravidanza e durante l’allattamento

Secondo un recente studio le allergie alimentari possono essere evitate al proprio figlio seguendo una dieta varia sia durante la gravidanza che l’allattamento

Prevenire le allergie alimentari in gravidanza
Prevenire le allergie alimentari in gravidanza Shutterstock

BOSTON - Le allergie ai cibi spesso iniziano fin dai primissimi anni di vita. Secondo recenti stime il problema interessa circa il 4% della popolazione, con un’incidenza altissima durante l’età pediatrica. A differenza delle cosiddette intolleranze alimentari – non tutte riconosciute dalla scienza ufficiale – l’allergia ai cibi viene evidenziata attraverso un meccanismo di difesa da parte del corpo che può essere IgE mediata o cellulo-mediata. Secondo alcuni studi, tuttavia, i bambini possono evitare lo sviluppo di allergie alimentare tramite alcuni accorgimenti che dovrebbe seguire la mamma in gravidanza. Ecco quali sono.

Lo studio
Per comprendere il ruolo della mamma nelle allergie alimentari del bambino, è stato condotto uno studio dai ricercatori del Boston Children's Hospital. Gli scienziati hanno eseguito un test incrociato sia su alcuni piccoli roditori che sul latte materno. L’esperimento, effettuato su modello animale, ha utilizzato un sistema immunitario umanizzato.

I chi si sviluppano allergie?
Dai risultati dello studio è emerso che l’esposizione al feto da parte della mamma che durante la gravidanza consumava cibi allergenici poteva diminuire il rischio. Ma non solo: anche l’allattamento effettuato mentre la donna utilizza per lo più alimenti che contengono allergeni riduce notevolmente le possibilità di sviluppare allergia.

Gli anticorpi passano alla prole
I ricercatori sono riusciti a evidenziare come il latte materno che contiene anticorpi specifici per cibi che contengono allergeni, passano ai cuccioli durante l’allattamento. Ma non solo: i cuccioli che hanno bevuto il latte della mamma che consumava determinati cibi hanno sviluppato nel loro organismo delle cellule immunitarie regolatorie (cellule T regolatorie) che hanno il compito di inibire le allergie. «Abbiamo osservato la protezione dall'esposizione in utero, ma la protezione era migliore quando i topi venivano esposti anche durante l'allattamento», spiega Michiko Oyoshi, che, tra le altre cose è anche assistente professore di pediatria alla Harvard Medical School. «Se si combinano sia l'esposizione in utero che l'allattamento al seno, si ottiene un'induzione ottimale della tolleranza al cibo».

Il trasferimento da madre a figlio
Lo studio è riuscito a stabilire tutti i passaggi che permettono di inibire l’allergia alimentare da mamma a figlio:

  • - Gli anticorpi nel latte materno vengono trasferiti nella prole con l'aiuto di un recettore chiamato FcRn.
  • - Le cellule dendritiche elaborano un prodotto costituito da anticorpi e allergeni e lo presentano sulla loro superficie con l'aiuto di FcRn. Questo permette la produzione di cellule Treg (celule immunitarie regolabili) rivolte agli allergeni.
  • - Le Treg interagiscono con altre cellule immunitarie per sopprimere l'allergia alimentare.

L’esperimento sugli esseri umani
Affinché il tutto venga confermato, gli scienziati stanno cercando donne volontarie per studiare a fondo il loro latte materno. Principalmente vorrebbero vedere la differenza che esiste nelle donne che consumano cibi con allergeni durante la gravidanza e l’allattamento con quelle che non lo fanno affatto. Il loro obiettivo è quello di comprendere se esiste un modo, nelle primissime fasi di sviluppo, per evitare le allergie alimentari controllando la dieta della mamma.

Controllare gli animali è più semplice
«Se le madri dovrebbero mangiare cibi allergenici durante la gravidanza o evitarle è sempre stato oggetto di controversie», ha dichiarato Michiko Oyoshi, PhD, della Divisione di Allergologia e Immunologia di Boston Children, che ha condotto lo studio in collaborazione con Richard Blumberg, del Brigham and Women's Hospital. «Diversi studi hanno trovato risultati differenti, in parte perché è difficile per gli studi umani sapere quando madri e bambini hanno incontrato per la prima volta un alimento specifico, ma in un modello di topo possiamo controllare l'esposizione al cibo».

Una garanzia?
«Il nostro studio non suggerisce che il consumo di arachidi da parte delle madri garantirà un bambino sano. Date le complicate interazioni tra fattori genetici e ambientali, non ci sarà una sola dieta o un unico insieme di comportamenti che renderanno i bambini allergici o sani», concludono i ricercatori.  Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Experimental Medicine.