2 dicembre 2020
Aggiornato 19:30
Malaria

Muore di malaria per errata diagnosi. Sette medici condannati

Sette medici dell’ospedale Molinette di Torino sono stati condannati ieri per aver causato la morte di un ingegnere della Goodyear. Gli avevano diagnosticato un linfoma

È accaduto all’ospedale Molinette di Torino: un uomo dopo mesi di agonia e febbre, muore per aver contratto la malattia. A stroncarlo, però, non è stata di per sé la malaria ma la mancanza di cure tempestive dovute a una diagnosi errata. I dottori, pensavano si trattasse di un linfoma. Sette medici coinvolti nella vicenda. Ecco tutti i dettagli.

Sette medici condannati
La vicenda non è accaduta oggi, ma diversi anni fa, più precisamente nel 2008. Ieri, però, i medici sono stati condannati a pene comprese tra i dieci mesi e un anno mezzo. La loro colpa è stata quella di non riconoscere un evidente caso di malaria. Tale inadempienza ha causato la morte del giovane Antonio Mencaroni, allora ingegnere presso la Goodyear.

Tutto inizia nel mese di dicembre
La vittima si trovava, nel mese di dicembre, ricoverato all’ospedale Koelliker. Era appena stato sottoposto a un intervento alla prostata effettuato con il laser. Tuttavia venne trasferito alle Molinette a causa di episodi di febbre anomala che non accennava a diminuire. Per venti giorni – quindi non per poco tempo – la situazione non mostrava segni di miglioramento.

Viaggi all’estero?
Siccome il personale medico non riusciva a comprendere la causa di questo rialzo febbrile aveva chiesto al paziente se precedentemente aveva fatto viaggi all’estero. Lui aveva risposto di no. I dottori, quindi, scelgono di asportargli la milza. Questo fatto – secondo l’accusa – avrebbe peggiorato non di poco la condizione dell’uomo. Mencaroni continua ad avere la febbre per un anno e mezzo e muore il 1 giugno del 2010.

Diagnosi errata
I medici sono stati accusati perché non si sono mai rivolti a uno specialista e non hanno mai eseguito ulteriori approfondimenti. La loro diagnosi è stata di linfoma e non si sono posti alcun problema se i sintomi continuavano o non erano attinenti alla diagnosi. Inoltre, il fatto che non aveva fatto viaggi all’estero non avrebbe dovuto impedire ai medici di sottoporre il paziente a esami diagnostici più accurati.

Multa da 80mila euro
La sentenza è stata pronuncia il 7 novembre dal giudice Giulia Casalegno che ha condannato i medici – in seguito alle richieste del pm Rossella Salvati – a una multa salatissima. La provvisionale che spetta alla vedova Anna Casula è di 80mila euro, mentre alla sorella della vittima spetterebbero 20 mila euro. Tutti i familiari erano stati assistiti dall’avvocato Ronfani Anna.

Il medico assolto
Pare che ci sia anche un altro medico precedentemente indagato. Tuttavia quest’ultimo è stato assolto perché sembra aver avuto contatti con il povero Mencaroni solo quando ormai non c’era più nulla da fare.