24 settembre 2018
Aggiornato 23:30

Julian: ecco il bambino che a soli tre mesi ha gią un cuore nuovo

Un neonato di appena tre mesi, gią operato alla nascita e affetto da una gravissima cardiopatia. La corsa contro il tempo per donargli un cuore nuovo
Trapianto di cuore per Julian
Trapianto di cuore per Julian (Shutterstock.com)

Una vita appesa un filo, fin dal giorno del parto. Di lui conosciamo solo il nome: Julian. È un bimbo di quasi tre mesi nato recentemente da una coppia di Modena. Non ha mai potuto trascorrere una giornata come tutti gli altri neonati, perché dal momento della nascita è sempre stato ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Blogna. Ma ad agosto, finalmente, è accaduto un miracolo.

La notte delle speranze
Era l’11 agosto scorso quando, per il piccolo Julian, si è aperto un barlume di speranza. Il piccolo, affetto da una gravissima malattia congenita, accusava severi disturbi cardiaci. A tal punto che i genitori non avevamo mai avuto la possibilità di stringerlo tra le loro braccia. Ma la notte di quel venerdì, una creatura ancor più piccola di lui si stava per spegnere - accendendo così una nuova chance di vita per Julian.

Sindrome del cuore sinistro ipoplastico
Il piccolo Julian «Aveva una cardiopatia estremamente complessa, la sindrome del cuore sinistro ipoplastico. Questa malattia era incompatibile con la vita — spiega Gaetano Gargiulo, primario di Cardiochirurgia pediatrica e direttore del dipartimento Cardio- toraco-vascolare del Sant’Orsola che ha sede nel nuovo Polo al padiglione 23 —l’abbiamo operato alla nascita ma l’unico ventricolo che aveva, il destro, non aveva la forza per andare avanti. Lo abbiamo assistito senza mezzi particolari ma in terapia intensiva per quasi tre mesi e mettendolo in lista per un trapianto di cuore». E da quel momento in poi i genitori non hanno mai smesso di sperare.

Un cuore dalla Slovacchia
Probabilmente i genitori hanno quasi stentato a crederlo. Ricevono una chiamata che li avvisa: dalla Slovacchia c’è la possibilità di avere il cuore di un piccolo donatore. «Dalla Slovacchia è arrivata l’allerta di un neonato di dieci giorni i cui genitori avevano deciso di donare il cuore e quindi noi ci siamo messi subito in azione», continua Gargiulo. Appena ricevuta la notizia non c’era tempo da perdere. I cardiochirurghi Lucio Careddu ed Emanuela Angeli hanno subito dato la loro disponibilità per un intervento di urgenza.

La partenza
«Sono partito con due colleghi per andare a Kosice, che è all’estremo più a est della Slovacchia — spiega Careddu — ci hanno accolto bene, eravamo l’unica equipe in ospedale. È stato tutto abbastanza breve. Eravamo partiti poco dopo le 15 da Bologna, dopo un piccolo contrattempo e siamo atterrati alle 19,30. Verso le 23,30 eravamo di nuovo a Bologna con il cuore. Quello a cui ci preparavamo era un intervento abbastanza raro anche in giro per il mondo».

Emozione e paura su Facebook
Nel frattempo i genitori erano emozionati, felici ma anche po’ spaventati. Ed è così che scelgono di condividere quel momento particolare proprio su Facebook. Prima delle 17, il papà posta un messaggio e avvisa: «sarà una lunghissima notte...».

In sala operatoria di notte
I medici sono rientrati poco prima della mezzanotte, ma al Sant’orsola di Bologna era già tutto pronto per l’intervento. Anche il personale era felice, ma un po’ timoroso. Non si trattava di una semplice operazione: la malattia di Julian aveva danneggiato l’aorta. I chirurghi sono stati quindi chiusi in sala operatoria per ben dieci ore, anche per ricostruire l’aorta. Nella stanza erano presenti anche anestesisti, rianimatori, infermieri e cardiologi – un team composto da 30 persone.

Una storia a lieto fine
«Le cose sono andate bene e oggi possiamo raccontare una storia a lieto fine l’intervento è durato fino alle 8 del giorno dopo poi il bambino è stato portato nella Terapia intensiva neonatale diretta dal professor Frascaroli», prsegue Gargiulo.

Julian è stato trasferito
Da quella mattina Julian è rimasto in terapia intensiva ma, finalmente, da ieri è stato trasferito nel reparto per poter rivedere i sui genitori. «Questi sono interventi che si fanno già, anche se sono abbastanza poco frequenti e trovare il cuore di un neonato è di per sé difficile. Ringraziamo questi genitori che hanno scelto di donare, un gesto importantissimo che in questo caso ha ridato la vita a un altro bambino», continua Gargiulo.

Immensa gratitudine
«Ieri hanno fatto il trapianto di cuore a mio figlio di due mesi e mezzo. Penso sempre ai genitori del donatore, con gratitudine e tristezza. Non so chi siano, ma un giorno vorrei conoscerli, solo per abbracciarli e dirgli «grazie»», racconta la mamma. Per il primario, invece, Julian sta assistendo ora a nuova rinascita e a breve potrà trascorrere una vita normale come tutti gli altri bambini.

Ancora un mese di ospedale
Per poter vedere – per la prima volta – la casa, il piccolo dovrà attendere ancora un mese, tempo in cui rimarrà ricoverato in ospedale. «Alla fine saranno diversi mesi trascorsi in ospedale e i genitori vengono aiutati dall’associazione Piccoli Grandi Cuori. È un successo nostro ma anche dei genitori perché i loro sacrifici alla fine sono coronati da un successo. E poi il merito va al nuovo Polo cardio-toraco-vascolare, grazie alle nuove tecnologie che abbiamo a disposizione possiamo fare questi interventi così delicati. Ed è grazie allo sforzo dei rianimatori, dei cardiologi e degli infermieri se tutto ciò è stato possibile. In un paziente con una situazione emodinamica così delicata svolgono un ruolo fondamentale per tenerli in buone condizioni fino all’arrivo del cuore». Insomma, se la giovane coppia può finalmente stringere tra le braccia il piccolo Julian il merito è di quella splendida famiglia che ha deciso di donare il cuore del proprio piccolo e dell’incredibile competenza dell’equipe del Sant’Orsola.