Cani e gatti al supermercato

Animali al supermercato: possono entrare. Bocciati i venditori del Veneto

Con le opportune misure di controllo, è stato confermato il libero accesso nei supermercati degli animali da compagnia. L’On. Michela Vittoria Brambilla: questo porterà l’Italia a «essere veramente Animal Friendly»

Cani fuori da un supermercato
Cani fuori da un supermercato (filippo giuliani | shutterstock.com)

ROMA – Cani e gatti possono tranquillamente entrare a ‘fare spesa’ insieme ai loro proprietari nei supermercati italiani. Questo quanto confermato dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla (FI) portavoce della Federazione Italiana Associazioni diritti animali e Ambiente. «Il libero accesso agli animali nei supermercati, con le opportune procedure di controllo, è confermato. Anzi, non è mai stato messo in discussione da alcuna nuova normativa o regolamento – spiega Brambilla – L’Italia può e deve continuare a percorrere, insieme a noi, il percorso virtuoso che la porterà a essere veramente Animal Friendly, al quale ho dato il via già durante il mio mandato di Ministro del Turismo».

L’intesa e la ‘bocciatura’ degli operatori del Veneto
Nei giorni scorsi, l’on. Michela Vittoria Brambilla insieme a diversi operatori del settore, tra cui Aspiag-Despar e Conad, ha firmato protocolli d’intesa per garantire libertà d’accesso ai consumatori che vanno a fare spesa con animali al seguito. Questo dopo che alcuni giorni fa alcuni operatori della grande distribuzione del Veneto avevano invocato una nota del Ministero della Salute per poter vietare l’accesso degli animali domestici nelle corsie di vendita dei supermercati. Solo che la richiesta era pretestuosa, e per qualcuno anche inopportuna, dato che il testo invocato non prevede affatto il divieto di accesso agli animali domestici, ma viene menzionata la necessità di adottare le misure necessarie atte a prevenire qualsiasi forma di contaminazione degli alimenti.

Non è una legge
«La nota del 27 marzo scorso non è un’iniziativa della Salute, né ha forza di legge, ma nasce dalla richiesta di chiarimenti avanzata da una Regione – sottolinea l’on. Brambilla dopo un nuovo confronto con i vertici del Ministero – Il testo non va utilizzato come pretesto per porre inutili divieti; semplicemente conferma che l’obiettivo del Regolamento europeo 852/2004 è la non contaminazione degli alimenti e che tale obiettivo si può raggiungere senza divieti. Il Regolamento – prosegue Brambilla – disciplina le fasi di lavorazione, conservazione e distribuzione degli alimenti, mira a tutelare la salute dei consumatori e in questo senso vieta a qualunque soggetto terzo, non soltanto agli animali, l’accesso agli ambienti in cui si producono e conservano cibi. Il divieto di accesso nello spazio di vendita è un’altra cosa, un provvedimento eccessivo che limita la libertà di circolazione e non trova giustificazione nella normativa europea».

Qualche restrizione c’è
In realtà qualche restrizione all’accesso degli animali domestici c’è. Nello specifico, nella nota del Ministero della Salute, si ricorda che l’accesso degli animali domestici è «ipotizzabile» laddove l’animale «non si trovi nei medesimi locali dove sono preparati, trattati e conservati gli alimenti». In sostanza si cerca di prevenire eventuali contaminazioni. Per cui gli animali domestici non possono accedere nei magazzini e nel «retro» degli esercizi dove si confezionino carne, pesce, formaggi, pane ecc. Tuttavia, non vi sono rischi di contaminare alimenti già preparati e confezionati esposti per la vendita. Questo ancora di più se l’esercente ha adottato tutti gli accorgimenti necessari per impedire queste possibili contaminazioni: per esempio, espositori ad altezza d’uomo, carrelli o borse dove gli animali posso essere trasportati durante la spesa. In maniera più assoluta, si fa notare, il testo non menziona alcun divieto assoluto, affidando semmai a ciascun operatore l’onere di «prevedere nelle sue procedure di autocontrollo le modalità con le quali viene garantito che gli animali non vengano a contatto diretto indiretto con gli alimenti sia sfusi che confezionati».

Un problema che non esiste
«In concreto – conclude Brambilla – il problema di contaminazione al momento della vendita non esiste: non risulta alcun caso di zoonosi trasmessa per questa via. E ricordo che tutte le lungimiranti imprese con cui abbiamo firmato un protocollo d’intesa hanno adottato i provvedimenti necessari per soddisfare gli standard del Regolamento europeo. Le ringraziamo per la sensibilità e disponibilità dimostrata e invitiamo tutti gli operatori della grande distribuzione, che già non l’avessero fatto, a seguire il loro virtuoso esempio e ad aprire le porte dei propri supermercati ai clienti con animali al seguito: oltre a essere perfettamente in regola, garantiranno un servizio prezioso ai milioni di italiani che convivono con un cagnolino e hanno diritto di non fare uno slalom quotidiano tra tanti divieti. Il contributo che daranno alla creazione di un’Italia Animal friendly sarà prezioso e in linea con la nuova sensibilità nel Paese».