Oppiacei di nascosto ai neonati

Verona, morfina a un neonato causa l’arresto respiratorio. L’infermiera: «Bambino rognoso»

Arrestata a Verona un’infermiera che sedava di nascosto i neonati con morfina e benzodiazepine. L’ultima somministrazione illecita ha provocato un’overdose e grave arresto respiratorio in un neonato. Arrestata

Morfina a un neonato a Verona
Morfina a un neonato a Verona (Aleksandr Khmeliov | shutterstock.com)

VERONA – Ha dell’incredibile la vicenda accaduta a Verona dove un’infermiera che prestava servizio presso l’Ospedale Civile utilizzava di nascosto e illegalmente delle pratiche per ‘calmare’ i neonati. L’ultimo episodio, però, ai danni di un neonato pare definito dall’infermiera come ‘rognoso’, è costato caro: la morfina somministrata in assenza di prescrizione medica e senza necessità terapeutiche ha causato al piccolo un’overdose e un conseguente blocco respiratorio grave. Gli esami avrebbero confermato la presenza di oppioidi nel sangue.

Arrestata
L’infermiera di 43 anni che avrebbe somministrato la morfina in maniera non idonea, e senza che vi fosse prescrizione medica, è stata arrestata. Disposto dal Gip Livia Magri su richiesta del pm Elvira Vitulli, l’arresto è avvenuto in ottemperanza all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare. Ora dovrà rispondere dei reati a essa contestati, quali 'lesioni aggravate e cessione di sostanze stupefacenti'. «Quando l'abbiamo arrestata non ha reagito, è stata molto fredda», ha spiegato in conferenza stampa un portavoce della polizia.
Mentre ​dall'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona non giungono per ora commenti, secondo la Questura «è stata proprio l'azienda ospedaliera ad attivare tutte le azioni necessarie a comprendere i fatti».

Il fatto
Secondo quanto emerso dall’indagine della squadra mobile di Verona, il neonato vittima del fatto poco prima che questo avvenisse stava bene. Ricoverato nel reparto di neonatologia, non assumeva alcun farmaco e il giorno dopo sarebbe stato dimesso. Nonostante ciò, nella notte tra il 19 e il 20 marzo è stato oggetto di una serie di ripetute e improvvise crisi respiratorie, che non si spiegavano altrimenti. Queste hanno reso necessario il suo celere trasferimento in terapia intensiva per sottoporlo alle manovre di rianimazione. Forse perché sapeva cosa stava accadendo, vedendo che il quadro clinico stava peggiorando, l’infermiera poi arrestata avrebbe ordinato alla collega di somministrare al neonato un farmaco antagonista degli oppiacei, dando anche indicazione del dosaggio da utilizzare. Non a caso, subito dopo la nuova somministrazione il piccolo ha ripreso a respirare autonomamente.

È stata la morfina
Gli accertamenti medici seguiti alla vicenda hanno rivelato la presenza di oppiacei nel sangue del neonato ed è stato possibile accertare che la crisi respiratoria era stata provocata proprio dall’assunzione di morfina, avvenuta poche ore prima che si verificasse l’arresto respiratorio. La somministrazione dell’oppiaceo, come detto, non solo non era mai stata prescritta dai medici ma non era riconducibile a errore, poiché ai neonati la morfina è somministrata per via endovenosa. La dose che ha causato l’arresto respiratorio nel piccolo era stata invece somministrata per via orale o nasale.

I precedenti
Ora si sospetta che l’infermiera sia ‘recidiva’, ovvero che non sia la prima volta che somministrava oppiacei e benzodiazepine per ‘calmare’ i neonati. Secondo quanto rivelato, già in precedenza mentre teneva in braccio il piccolo davanti alle colleghe l’avrebbe definito ‘rognoso’. Confidando inoltre a un’altra infermiera di utilizzare abitualmente morfina e benzodiazepine per via orale o nasale nei neonati, anche senza prescrizione, per «metterli tranquilli», convinta che non ci fossero pericoli.