Virus letali

Ebola virus in Congo, l’Oms ha già predisposto un ospedale e un laboratorio

Fermare subito l’epidemia di Ebola in Congo, affinché non si diffonda. Dopo l’arrivo del Direttore Regionale dell’Oms per l’Africa, è scattata la mobilitazione internazionale. Pronti 10 milioni di dollari

Ebola in Congo
Ebola in Congo (Sergey Uryadnikov | shutterstock.com)

GINEVRA – Bisogna agire tempestivamente per tenere sotto controllo e fermare la nuova epidemia di ebola virus che ha colpito nell’ultimo mese la parte settentrionale del Congo, confinante con la Repubblica Centrafricana. Dopo gli incontri con il dottor Matshidiso Moeti, Direttore Regionale dell’Oms per l’Africa, è scattata la mobilitazione internazionale. Oms, Onu e altre istituzioni hanno così deciso la strategia per dare una risposta rapida, efficace e coerente al focolaio di Ebola nella zona di Likati. È stato così insediato un centro di trattamento e un laboratorio mobile.

I nuovi casi di contagio
Come riferito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità durante una conferenza stampa a Ginevra, per il momento sono 3 i decessi confermati, mentre i casi accertati sono 20, e 19 quelli sospetti. I contatti a rischio sono però almeno 400, e devono essere rintracciati. «I nostri team sono arrivati da Ginevra e dall’ufficio africano dell’Oms – ha dichiarato Peter Salama, direttore esecutivo dell’Oms – Si sono attivati, anche Unicef, World Food Programme, CDC e alcune Ong, mentre la missione Onu ha fornito assistenza logistica. Sono pronti anche 10 milioni di dollari per la prima risposta». Anche se pronto, non è ancora stato tuttavia deciso se utilizzare il vaccino già sperimentato durante l’epidemia di due anni fa, anche a causa della difficoltà di conservazione.

Una zona difficile
Lavorare nella zona di Likati – e in particolare nella provincia del Bas-Uele – non è facile, data la sua posizione e conformazione geografica. «Likati – sottolinea infatti Salama – è una delle zone più impervie del Paese, senza telecomunicazioni e dove sono presenti formazioni ribelli [come il Lord’s Resistance Army – Nda] e rifugiati dalla vicina Repubblica Centrafricana. Il vaccino deve essere tenuto a -80 gradi Celsius, e questo comporta notevoli difficoltà logistiche. Stiamo valutando l’uso, per cui servirà comunque l’approvazione della autorità della Repubblica Democratica del Congo in quanto è ancora in fase sperimentale. Bisogna anche notare – prosegue Salama – che ancora non conosciamo l’esatta dimensione del focolaio, a mano a mano che proseguono le indagini avremo un quadro più chiaro».

Ce la faremo
Nonostante l’emergenza sia reale, lo stesso Salama getta poi acqua sul fuoco, dichiarando che il rischio a seguito del focolaio di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è «elevato a livello nazionale, medio su scala regionale e attualmente basso a livello globale. […] Non è la prima epidemia nel Paese, ma l’ottava, e il Paese ha mostrato di saper gestire in maniera ottimale la situazione in passato». Infine, conclude Salma, «abbiamo anche imparato a non sottovalutare mai e poi mai la malattia del virus Ebola e rimarremo vigili e garantiamo di non avere rimpianti nel nostro approccio a questa epidemia e su come muoveremo».