Ipertensione e dieta

Dietrofront: ridurre il sale non aiuta i soggetti ipertesi

Il consumo ridotto di sale sembra non apportare alcun beneficio nei pazienti affetti da ipertensione

Ipertensione: ridurre il sale non serve
Ipertensione: ridurre il sale non serve (Albina Glisic | Shutterstock)

Vuoi prevenire l’ipertensione? Mangia meno sale. Quante volte avrete sentito pronunciare questa frase? Come sempre accade, però, con il tempo le vecchie credenze – anche scientifiche – vengono smentite. Questa volta è il turno del cloruro di sodio che pare non apportare alcun beneficio quando sia escluso o limitato dalla propria dieta.

Perché diminuire la quantità di cloruro di sodio?
Il sale da cucina, si sa, non dovrebbe essere utilizzato in abbondanza. E non solo per l’ipertensione. D’altro canto, però, è comunque benefico se aggiunto alle pietanze in quantità abbastanza esigue. Alcuni ricercatori hanno anche supposto che troppo poco sale possa essere nocivo per la salute umana. Una recente ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine aveva infatti mostrato come un’assunzione inferiore ai 3 grammi al giorno fosse fortemente associata a eventi cardiovascolari. Mentre dai 3 ai 6 grammi al giorno potrebbe rappresentare la quantità ideale per ogni età. Va da sé che il sale marino integrale, apportando oltre al cloruro di sodio anche molti oligoelementi essenziali alla salute è la scelta d’elezione.

Diminuire il sale non fa abbassare la pressione
Uno studio condotto su oltre duemila donne e uomini e durato oltre 16 anni, ha evidenziato come il diminuire il sale nella propria dieta non apporta alcun beneficio. «Non abbiamo alcuna prova che una dieta a basso contenuto di sodio possa avere un effetto benefico a lungo termine sulla pressione del sangue», ha dichiarato Lynn Moore, professore associato di medicina presso la Boston University School of Medicine negli Stati Uniti.

Linee guida da cambiare?
I risultati dello studio sono stati presentati all’Experimental Biology 2017 meeting, che si è tenuto a Chicago dal 22-26 aprile. Tutto ciò metterà in discussione le linee guida raccomandate sull’utilizzo del sale. «I nostri risultati aggiungono alla crescente evidenza che le attuali raccomandazioni per l’assunzione di sodio possono essere totalmente fuorvianti», continua Moore.

Lo studio
i ricercatori hanno esaminato 2.362 individui di età compresa fra i 30 e i 64 anni che facevano parte dell’Offspring Framingham Study.  All’inizio dello studio tutte le persone avevano la pressione nella norma, ma durante i 16 anni di studio a molti è stata diagnosticata l’ipertensione. Chi aveva ridotto il consumo di sale fino a 2.500 milligrammi al giorno, aveva mostrato comunque pressione più elevata rispetto a chi consumava maggiori quantità di sodio.

Più calcio e magnesio
D’altro canto si è potuto constatare come i soggetti che introducevano più calcio e magnesio nella dieta avevano una pressione arteriosa decisamente più bassa. Secondo i ricercatori probabilmente non ci sono persone che sono più sensibili al consumo di sodio, quindi difficilmente qualcuno potrebbe trarre vantaggio da una riduzione. Tuttavia si ritiene che siano necessarie ulteriori ricerche che possano in qualche modo verificare un’eventuale sensibilità al consumo di sodio e potassio e la conseguente ipertensione. Nel frattempo possiamo continuare ad attenerci alle attuali linee guida che consigliano di non superare i cinque grammi di sale al giorno.