4 giugno 2020
Aggiornato 17:30
Nuove speranze per l’Alzheimer

Un comune antidolorifico la chiave per combattere l’Alzheimer

Un esame del sangue sembra predire la possibilità di sviluppare l’Alzheimer negli anni a venire, un farmaco a base di ibuprofene potrebbe evitarne l’insorgenza e bloccare la patologia già in atto

Ibuprofene per combattere l'Alzheimer
Ibuprofene per combattere l'Alzheimer Shutterstock

CARDIFF - L’Alzheimer è una malattia che spaventa, e anche molto. Pensare che un giorno tutti i nostri ricordi possano essere rubati da una patologia – per altro sconosciuta – che in qualche modo ci toglie la nostra identità e individualità ci pone da un lato con le spalle al muro e dall’altro con il desiderio incessante di trovare al più presto una soluzione. Questa, pare sia stata in parte trovata da alcuni ricercatori del Regno Unito. Ecco la loro scoperta, pubblicata sul Journal of Alzheimer Disease, e la possibile implicazione nella cura della malattia.

Una cura dall’ibuprofene?
Tutti sappiamo che i farmaci di cui non bisogna mai abusare sono gli antinfiammatori. Un loro uso smodato può infatti causare seri effetti collaterali. Di contro, però, pare che quelli a base di ibuprofene possano essere la chiave per combattere l’Alzheimer. Sembra che la malattia di Alzheimer possa essere alimentata da un’alterata risposta immunitaria e tale principio attivo è in grado di mitigare i danni.

  • Approfondimento: cos’è l’Alzheimer
    Si tratta di una delle forme più comuni e diffuse di demenza, tanto da rappresentare circa l’80 percento dei casi. Attualmente, più di un milione di italiani sono affetti da diverse forme di demenza. Va detto che queste non fanno parte del normale invecchiamento cerebrale.

Entro il 2023 una nuova terapia?
La ricerca, coordinata da Paul Morgan della Cardiff University, verrà portata avanti negli anni a venire. In tale periodo verranno eseguiti esami del sangue durante l’assunzione dei farmaci. E, se tutto verrà confermato, entro il 2023 la nuova cura potrebbe essere disponibile a tutti. «Spero che nel peggiore dei casi saremo in grado di rallentare la progressione della malattia e nel migliore dei casi arrestarla totalmente».

  • Approfondimento: i sintomi dell’Alzhemer
    I soggetti affetti dalla malattia di Alzheimer possono avere principalmente problemi di memoria a breve termine, difficoltà di concentrazione, problemi di percezione dello spazio, di deambulazione e cambiamenti della personalità. In alcuni casi possono verificarsi anche disfunzioni della deglutizione e perdita di urina. Con il progredire della malattia si può arrivare alla scomparsa della propria individualità e di tutti i ricordi personali.

Perché un esame del sangue?
Gli scienziati hanno ideato un nuovo metodo che permette, attraverso l’esame del sangue, di predire quali pazienti anziani affetti da disturbi della memoria potrebbero rischiare di contrarre l’Alzheimer. Allo stato attuale sono riusciti a esaminare ben 300 campioni di sangue di donne e uomini dai settanta agli ottanta anni. Tutte le persone evidenziavano vuoti di memoria abbastanza rilevanti, ma non a tal punto da diagnosticare l’Alzheimer. Secondo i risultati ottenuti, se i livelli di tre tipi di proteine erano elevati, il rischio di sviluppare l’Alzheimer era decisamente più alto. Il test pare offrire il 90 percento di attendibilità.

La previsione è possibile
«La nostra ricerca dimostra che è possibile prevedere se un individuo con lievi problemi di memoria ha una probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer nel corso dei prossimi anni. Speriamo di poter costruire qualcosa su questo, al fine di sviluppare un semplice esame del sangue in grado di prevedere la probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer nelle persone anziane con lieve, e forse innocenti, disturbi della memoria», continua Morgan. Lui è un ricercatore che fa parte del Nima Consortium, nucleo composto da sette università inglesi e tre aziende farmaceutiche. Tale consorzio prevede l’esecuzione di test antinfiammatori nei pazienti con segni rilevatori di un’infiammazione nel sangue. Tra questi vi è proprio l’ibuprofene utilizzato durante questa ricerca.

  • Guarda anche: Demenza e Alzheimer: come riconoscerle dai primi sintomi
    Non si tratta solo di perdita di memoria, i sintomi della demenza sono molto particolari e vanno riconosciuti nella fase iniziale. Solo così si può cercare di agire tempestivamente per rallentare la progressione della malattia. I consigli di Marina Sozzi a Diario Salute TV.

Trovare una soluzione è quanto mai urgente
«La malattia di Alzheimer colpisce circa 520mila persone nel Regno Unito e questo numero è in continua crescita, con l'invecchiamento della popolazione. In quanto tale, è importante che troviamo nuovi modi per diagnosticare la malattia precoce, dandoci la possibilità di indagare e avviare nuovi trattamenti prima che il danno irreversibile è fatto. Ci potrebbero essere farmaci già nell'armadio che siamo in grado di riutilizzare e prevenire la malattia di Alzheimer», concludono i ricercatori.

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