17 gennaio 2021
Aggiornato 20:30
Rimedi naturali per l’infarto

Infarto: per riparare il cuore ci vogliono gli omega 3

Gli omega-3 facilitano la ripresa in seguito a un infarto cardiaco e aiutano a rimodellare il cuore sia a livello fisiologico che morfologico

BOSTON - Purtroppo dopo un attacco di cuore, il paziente deve riprendere a poco a poco le sue attività normali, ponendo molta attenzione sullo stile di vita. Ci sono però alcuni accorgimenti che sembrano aiutare ad avere una ripresa decisamente più immediata. È il caso degli acidi grassi essenziali, come gli omega 3 – tipici dell’olio di pesce – che sembrano riuscire a «riparare» il cuore in seguito a un infarto. I dettagli dello studio pubblicato nella rivista circulation.

Gli omega-3 salvano il nostro cuore
Durante lo studio condotto a Boston si è potuto dimostrare come l’assunzione di dosi elevate di omega 3 per 6 mesi migliorano notevolmente le funzioni cardiache. Ma non solo: sembra che i grassi buoni siano anche in grado di ridurre le cicatrici del miocardio. In seguito a un infarto, vi è infatti la possibilità che le fisiologiche funzioni cardiache e la forma del cuore possano essere alterate. Questa particolare condizione viene definita dai medici come rimodellamento cardiaco. E’ noto, però, che in alcuni soggetti tale alterazione possa portare a spiacevoli conseguenze come l’insufficienza cardiaca. Numerosi studi, tuttavia, sembravano associare gli omega-3 a un miglioramento della sopravvivenza. Le varie ricerche, però, non riuscivano a indicare una spiegazione valida al fenomeno.

  • Approfondimento: cos’è un infarto
    L’infarto – che può manifestarsi anche in altre zone oltre al miocardio (cerebrale, intestinale, polmonare) – è sostanzialmente la morte di una parte di tessuto o organo. Generalmente avviene per una mancata ossigenazione arteriosa o un blocco dell’apporto dei sangue nell’area colpita. Accade a causa di un flusso arterioso ridotto in base alle richieste dell’organismo. In questo caso inizialmente si manifesta un’ischemia dei tessuti, ma se il problema dura a lungo si manifesta una necrosi, ovvero un infarto.

Il nuovo studio
Un nuovo studio condotto dalla Harvard Medical School di Boston, ha voluto indagare a fondo sul fenomeno, cercando di offrire una spiegazione scientifica al perché i pazienti miglioravano con l’assunzione di omega-3 in seguito a un infarto. Per farlo sono stati osservati 360 pazienti divisi in due gruppi. Il primo trattato con placebo e il secondo con 4 grammi di acidi grassi omega 3 al giorno per ben sei mesi. Dai risultati è emerso che i pazienti che assumevano acidi grassi essenziali hanno assistito a una riduzione del 5,6% della formazione di tessuto cicatriziale a livello cardiaco (fibrosi). Percentuale quasi identica si è verificata anche nella riduzione dell’indice del volume telesistolico del ventricolo sinistro: uno specifico marcatore utilizzato nei pazienti infartuati.

Un trattamento sicuro
«I nostri risultati mostrano che gli acidi grassi omega-3 sono un trattamento sicuro ed efficace nel migliorare il rimodellamento cardiaco, e potrebbero essere promettenti nel ridurre l'incidenza dell'insufficienza cardiaca o la morte, che sono ancora i maggiori aggravi per l’assistenza sanitaria dei pazienti che soffrono di un attacco di cuore», conclude Raymond Kwong Said, della Harvard Medical School di Boston.

Per la diagnosi di infarto: richiedi di esaminare i valori di troponina
Attraverso un semplice esame del sangue è possibile rilavare i livelli di troponina cardiaca, che possono diagnosticare con maggiore certezza la presenza di un danno ischemico, di un infarto e altre malattie cardiache. In realtà ciò che viene denominata troponina è un complesso di proteine che si trovano nel tessuto muscolare. Sono queste che, in parte, permettono la contrazione cardiaca. È costituito da tre tipi di proteine: la Troponina I, la Troponina C e la Troponina T.

A cosa serve la Troponina?
Si tratta di una sostanza che si trova all’interno delle miofibrille (cellule muscolari) allo scopo di regolare il meccanismo contrattile.

Come capire se l’infarto è in atto
Attraverso un semplice prelievo ematico si possono rilevare i livelli di troponine. Se sono alti è molto probabile che ci sia un infarto in atto. Ma in alcuni casi – specie se a essere alta è la troponina T (cTnT) - potrebbe trattarsi anche di altri problemi rivolti al sistema muscolare e ai reni (insufficienza renale). Al contrario la Troponina I (cTnI) è elevata solo durante un attacco cardiaco o, più raramente, in caso di angina pectoris.