26 marzo 2019
Aggiornato 06:30
Prevenzione del melanoma

Autoesame e controllo dei nevi o nei. Quando sono pericolosi e quando è necessario asportarli

Come si esegue l’autoesame dei nevi o nei, i cibi e le tecniche per prevenire il rischio di melanoma e la percentuale di guarigione in seguito all’asportazione chirurgica

Autoesame dei nevi o nei
Autoesame dei nevi o nei

Probabilmente nessuno di noi ha la pelle totalmente immacolata. Fin dalla più tenera età, infatti, cominciano a comparire in diverse zone del corpo delle minuscole macchioline brune. La maggior parte di queste sono totalmente innocue. Ma ne basta una – sbagliata – per creare seri problemi di salute in cui è necessario intervenire tempestivamente. Ecco perché è fondamentale eseguire attentamente e periodicamente un esame dei nevi, o nei.

Cosa sono i nevi (nei)?
È una domanda che molti si pongono: esattamente cosa sono i nevi – popolarmente chiamati nei? Si tratta di macchie presenti sulla cute che possono apparire anche in rilievo, in varie zone del corpo. In linea di massima si tratta di un tumore benigno ampiamente diffuso tra la razza caucasica. Nel termine nevo vengono incluse tutte le lesioni di tipo cutaneo: da un fibroma a una semplice cheratosi, per terminare con un angioma o a forme più rischiose come il melanoma.

L’autoesame dei nevi (nei)
Si tratta di una forma di autoispezione introdotta intorno agli anni ’90. È per lo più un’osservazione che ognuno di noi dovrebbe compiere periodicamente allo scopo di rilevare eventuale anomalie dei nevi e, nel caso, rivolgersi tempestivamente a un medico specialista.

Come eseguire l’autoesame dei nevi (nei)
L’esame va eseguito quando si è completamente nudi e si osserva con attenzione tutta la superficie cutanea, compreso il cuoio capelluto, la pianta del piede, gli spazi interdigitali. Tutti questi nevi andrebbero 'catalogati' creando una vera e propria mappatura dei nei, allo scopo di rilevare eventuali modificazioni o alterazioni. L’autoesame va ripetuto almeno una volta all’anno.

Le regole dell’ABC
Negli ultimi anni sono state introdotte rigorose regole, definite dell’ABCDE, che portano sia il paziente che il medico a verificare l’eventuale presenza di anomali, discromie o rilievi cutanei che possono destare allarme. Tali regole sono espresse in maniera approfondita nel sito del Ministero della Salute. Chiunque abbia dei nevi – quindi praticamente tutti – può essere a rischio melanoma. Il rischio è aumentato nei soggetti in cui si presentano in gran numero o, peggio, c’è una storia familiare alle spalle. Tali persone dovrebbero effettuare controlli ancora più accurati.

  • I segni d’allarme
    A come ASSIMETRIE. I nevi che si presentano in forma asimmetrica posizionando un filo nella metà esatta del neo potrebbe destare preoccupazione ed è opportuno rivolgersi a un medico specialista.
    B come BORDI. Un altro segno nefasto sono i bordi molto irregolari o frastagliati.
    C come COLORE. E’ bene controllare con attenzione i nevi, se il colore tende a modificarsi virando dal rosso al nero molto intenso è bene rivolgersi a un dermatologo.
    D come DIMENSIONI. Un aumento veloce e anomalo delle dimensioni del nevo va osservato con molto attenzione, specie se supera i 6 millimetri.
    E come EVOLUZIONE. Se la lesione si sta evolvendo in modo strano, veloce e con strane discromie è opportuno eseguire analisi più accurate.

Quando eseguire un controllo dermatologico
Sicuramente è importante e doveroso eseguire un controllo dermatologico quando vi sia qualche sospetta alterazione durante un autoesame. In tutti gli altri casi, è opportuno programmare una visita annuale nelle persone over 50, specie con familiarità di melanoma. Ma anche chi ha già sviluppato altre forme di tumori cutanei, chi presenta un numero molto elevato di nevi melanocitici, chi ha la pelle e gli occhi molto chiari.

Le regole HARMM
Sono regole aggiuntive introdotte dall’American Academy of Dermatology le quali hanno lo scopo di suggerire controlli più accurati in alcune persone che potrebbero avere un altissimo rischio di sviluppare il melanoma. HARMM è, infatti, l’acronimo di History, Age, Regular, Mole changing, Male gender ovvero familiarità, età, assenza di visita dermatologica, modificazione dei nei, sesso maschile. Si ritiene, infatti, che gli uomini siano maggiormente soggetti a soffrire di questa forma tumorale.

I fattori di rischio e la prevenzione
I maggiori fattori di rischio per il melanoma sono l’esposizione eccessiva ai dannosi raggi UVA o raggi ultravioletti artificiali – come quelli derivanti dalle lampade solari. In particolare, più la pelle viene danneggiata in seguito a scottature solari più il rischio aumenta. Per tale ragione, più i soggetti hanno la pelle chiara, meno dovrebbero esporsi al sole e, nel caso, utilizzare creme con SPF (fattore di protezione solare) elevato. Tuttavia, è bene dire che l’esposizione solare non va evitata a priori considerando che le più recenti ricerche scientifiche indicano anche effetti benefici sulla salute umana. Tra questi la sintesi della vitamina D, un aumento delle difese immunitarie, una diminuzione del rischio di cancro, un miglioramento del tono dell’umore con riduzione dell’insonnia e una migliore efficienza del sistema muscolare. Perché ciò avvenga, però, bisogna evitare abusi e l’esposizione eccesiva in estate nelle ore più calde.

  • Lo sapevi?
    Le lampade solari – a causa dei rischi per la salute – sono severamente vietate ai minori di 18 anni, alle donne in dolce attesa o quelle che hanno un passato di tumori alla pelle. Tutto ciò in ottemperanza al D.L 110 del 12 maggio del 2011.

Gli alimenti che riducono il rischio di melanoma
Alcuni cibi aiutano il nostro organismo a ottimizzare la produzione di melanina – che è considerata un fattore di protezione naturale contro i danni del sole. Tra questi ci sono le carote, le albicocche, i pomodori, il melone, il mango, le zucchine, il crescione, la rucola, la cicoria, il cavolo, la prugna e la zucca. Ottime anche le mandorle, le nocciole, la soia, l’olio di germe di grano, il tè verde e il ribes.

Se il dermatologo ritiene il neo a rischio
Nel caso in cui lo specialista ritenesse che vi sia una formazione anomala, prima di tutto esegue l’asportazione chirurgica immediata. Nel frattempo verrebbe eseguito un esame istologico allo scopo di verificare se si tratta realmente di melanoma e, nel caso, di quale tipo. Se si tratta di un melanoma nodulare si esegue un’altra escissione chirurgica che vada ancora più in profondità: almeno uno o due centimetri in più. Generalmente la percentuale di guarigione si aggira intorno al 90% dei casi.