26 settembre 2020
Aggiornato 21:00
Medicina

Identificata una nuova famiglia di composti anti HIV

Ricercatori italiani individuano una nuova classe di principi attivi caratterizzati da una specifica attività anti-HIV e da un grado di tossicità particolarmente basso, che aprono la strada a trattamenti prolungati, minimizzando gli effetti collaterali

ROMA – Un team di ricerca italiano, formato da Bartolo Gabriele dell’Università della Calabria, Nicola della Ca’ dell’Università di Parma, Beatrice Macchi dell’Università di Roma – Tor Vergata, Roberto Romeo dell’Università di Messina e Antonio Mastino dell’Istituto di farmacologia traslazionale del Cnr di Roma, ha condotto uno studio in cui si è individuata una nuova classe di principi attivi caratterizzati da una specifica attività anti-HIV e da un grado di tossicità particolarmente basso, che apre la strada a trattamenti prolungati, minimizzando gli effetti collaterali.

Colmare una lacuna
Allo stato attuale delle cose mancano una terapia profilattica e vaccini in grado di trattare o di prevenire lo sviluppo dell’AIDS. Per questo motivo diviene prioritario trovare nuove terapie farmacologiche anti-HIV che siano efficaci, poco tossiche e non contribuiscano alla formazione di forme di virus resistenti. I risultati ottenuti con queste ricerche potranno consentire di somministrare trattamenti cronici prolungati nei soggetti che hanno contratto l’infezione, minimizzando tuttavia gli effetti collaterali del nuovo farmaco.

Più attività, meno tossicità
I risultati dei test farmacologici condotti in vitro hanno mostrato che le nuove molecole presentano un rapporto tra attività anti-HIV e tossicità molto favorevole. Per cui, a fronte di un trattamento, si hanno maggiori vantaggi in termini di contrasto del virus e minori rischi di effetti indesiderati. In alcuni casi, si legge nella nota del Cnr, il vantaggio «è anche superiore a quello di molecole antivirali attualmente presenti in commercio come etravirina e ripilvirina». Infine, «gli ulteriori sviluppi delle ricerche attualmente in corso permetteranno di individuare molecole ancora più attive, per le quali sono previste delle sperimentazioni in vivo».