6 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Apiterapia e veleno d’api per la salute

Contro dolore e artrosi prova il veleno d’api. Toglie anche le rughe

Riduce la pressione sanguigna, elimina il dolore e fa dire addio alle cervicalgie. Ecco tutti i “miracolosi” utilizzi dell’apitossina

ITALIA – Ciò che rende valido un rimedio naturale non è la sua innocuità, bensì la sua capacità di curare una o più malattie a seconda della dose utilizzata. Anche un veleno, infatti, può essere estremamente utile per il nostro benessere, se utilizzato in quantità minime. È il caso, per esempio, dell’apitossina: un veleno estratto dalle api che vanta virtù eccezionali per la salute e anche la bellezza.

Quando l’infiammazione cura
Può sembrare strano che un veleno possa curare alcune malattie, e ancora più strano che lo possa fare l’infiammazione che esso innesca. L’apitossina, invero agisce proprio così. Si tratta di una miscela acida, costituita da un particolare gruppo proteico, che causa una infiammazione seguita da un edema e da gonfiore. A dispetto dell’apparenza, però, svolge una marcata azione antinfiammatoria, causata dal riscaldamento dei tessuti colpiti e che può durare fino a 48 ore.

Migliora la produzione di cortisolo
Il veleno delle api contiene un’elevata quantità di mellitina: è questa che conferisce l’azione antinfiammatoria che stimola l’organismo a produrre cortisolo. L’azione viene fortificata dall’adolapina che svolge anche azione analgesica. Secondo recenti studi, la mellitina è uno degli antinfiammatori più potenti che agiscono in sinergia con sostanze analgesiche – come l’istamina – dall’azione diretta sul sistema nervoso centrale.

Riduce la pressione sanguigna
Il veleno delle api ha la preziosa virtù di ridurre la pressione sanguigna alta, grazie a un componente chiamato fosfolipasi. Questo, che rappresenta circa il dieci per cento del complesso proteico, è anche in grado di evitare la coagulazione del sangue. Inoltre, per mezzo dell’attivazione dell’acido arachidonico dà luogo alla formazione di prostaglandine ─ elementi conosciuti da tempo quali regolatori della risposta infiammatoria. Anche il veleno delle vespe contiene un componente simile denominato fosfolipasi A1.

  • Approfondimento: sapevi che…?
    Il veleno delle api è molto simile a quello dei serpenti e dell’ortica e può essere eliminato solo con l’etanolo. Solo le femmine – le api operaie – possiedono un pungiglione e relativo apparato velenifero che contiene circa 0,3 g di veleno.

Un rimedio di bellezza tutto naturale
A giudicare da quanto scrive il Wall Street Journal, l’apitossina è diventata famosa per far ritrovare la giovinezza perduta alle Star di Hollywood, secondo le quali sarebbe meglio del botulino. Secondo alcune indiscrezioni, anche la principessa Kate Middleton utilizza un prodotto a base di veleno di api, ma il suo costo è proibitivo: 30.000 euro per 30 grammi.

Una terapia antichissima
Non pensate che sia l’uomo moderno ad aver scoperto il prezioso utilizzo del veleno d’api, la terapia è quasi antica quanto l’uomo. In alcuni rotoli Egizi, infatti, si parlava dello strofinamento del siero per eliminare il dolore. Anche Ippocrate lo utilizzava per l’artrite, mentre Carlo Magno per la gotta.

Come si estrae il veleno dell’ape?
Negli anni, l’estrazione del veleno delle api è andato via via perfezionandosi. Si utilizza una scossa elettrica a bassa intensità per far sì che le api infilino il pungiglione in una membrana sottilissima, in cui si ricavavano le gocce di veleno. L’apitossina viene poi essiccata e utilizzata a vari scopi. In questa maniera le api non muoiono, tuttavia se sono eccessivamente «stressate» potrebbero produrre meno miele.

Diversi tipi di terapia
Le terapie a base di veleno d’ape sono differenti, può essere adoperata l’ape viva – anche a scopo desensibilizzante nei casi di allergia – oppure il veleno miscelato a una pomata. In quest’ultimo caso l’effetto è decisamente inferiore. Nei casi in cui venga adoperata l’ape viva, morirebbe nel giro di quattro minuti. Un altro metodo è la somministrazione del veleno eseguita attraverso l’ausilio di piccole siringhe: il procedimento può essere utile anche in caso di artrite e infiammazione a tendini e articolazioni. Ma anche cervicalgie e traumi.

Le controindicazioni
Come ogni terapia che si rispetti ha delle controindicazioni. La prima, e più ovvia, è che non può essere eseguita in pazienti con allergie gravi prima di una terapia di desensibilizzazione. Ci sono poi casi in cui deve essere vagliata con attenzione: in presenza di epatite, pancreatite e gravi problemi renali.