8 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
Test ed esami inutili

La moda pericolosa (e costosa) di fare test per allergie e intolleranze alimentari

Tutti allergici o intolleranti ai cibi, stando ai milioni di esami a cui ogni anno gli italiani si sottopongono. Ma i medici avvertono che la maggior parte delle persone è solo convinta di essere allergica, senza esserlo davvero

ROMA – Sono oltre 300 milioni di euro che ogni anno gli italiani spendono per farsi fare esami e test per le allergie e intolleranze alimentari. Tutti soldi praticamente buttati, secondo gli esperti, perché degli 8 milioni di presunti allergici a un qualche alimento, la maggioranza non lo è – ma è erroneamente convinta di esserlo.

Allergie e intolleranze presunte
Se i 3-4 milioni di esami che si eseguono ogni anno in Italia per accertare un’eventuale allergia alimentare fossero affidabili, ci ritroveremmo con un esercito di allergici. Ma le cose non stanno così, perché la maggioranza di questi esami e test non sono validati dalla scienza e non sono basati su criteri medici supportati evidenze scientifiche – in sostanza, sono fasulli. Questa la denuncia della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic).

Pazienti veri e finti
«Ogni anno sono 3-4 milioni gli esami inutili eseguiti per diagnosticare ipotetiche intolleranze e allergie, con uno spreco di ben 300 milioni di euro – sottolineano alla Siaaic – Il ricorso a test come quelli del capello o della forza muscolare, privi di fondamento scientifico, cresce al ritmo del 10% all’anno e rischia di non far individuare i veri pazienti».

Una moda pericolosa
«Purtroppo – aggiunge il dott. Walter Canonica, presidente Siaaic – le intolleranze alimentari, confuse per di più dalla maggioranza con le allergie vere e proprie, sono ormai una moda con cui si spiegano i sintomi più disparati: chi non riesce a dimagrire spesso si convince che sia per colpa di un’intolleranza, mentre nessuna di quelle reali può far ingrassare. Orticaria acuta, sintomi gastrointestinali e anafilassi sono i segni distintivi delle allergie, ma oggi basta avere una stanchezza inspiegabile, qualche difficoltà digestiva, mal di testa, dolori alle articolazioni o altri disturbi aspecifici e non facilmente inquadrabili per autodiagnosticarsi un’intolleranza alimentare prendendo di mira un cibo quasi a caso».

Falsi risultati
Sotto accusa dagli esperti sono esami quali il Vega test, il test della forza, il test del capello, la biorisonanza. Tutti esami diffusi e reclamizzati che, invece, risultati inaffidabili: in 9 casi su 10 il verdetto è positivo, facendo credere alla persona che è allergica o intollerante. «Le metodiche diagnostiche attuali sono molto raffinate e ci consentono, nel caso delle allergie alimentari, di individuare con precisione a quale porzione, proteina, dell’alimento si è realmente ipersensibili – fa notare Mario Di Gioacchino, vicepresidente Siaaic – Questi strumenti sono essenziali, perché permettono di dare indicazioni ai pazienti più accurate rispetto al passato, migliorando nettamente la loro qualità di vita: in alcuni casi per esempio è possibile consumare un frutto a cui si è allergici togliendone la buccia, oppure un alimento si può mangiare una volta cotto. Dipende dalle proteine specifiche che sono coinvolte nell’allergia, conoscerle oggi è possibile e significa anche sapere se il paziente è a maggiore o minor rischio di reazioni severe fino allo shock anafilattico». In definitiva, se si ha qualche dubbio è bene rivolgersi a un allergologo e lasciare da parte la palla di vetro.