23 agosto 2019
Aggiornato 12:00
Gli scienziati rivelano che è prossima la cura dell’asma

Presto si potrà dire addio all’asma

Un nuovo studio fa luce sul meccanismo con cui un recettore pilota i sintomi e fa scattare le crisi d'asma. Utilizzando delle nebulizzazioni di un farmaco già utilizzato per il trattamento dell'osteoporosi si potrà curare anche l'asma

CARDIFF – Presto si potrà dire addio a un disturbo che colpisce oltre 300 milioni di persone nel mondo: l’asma. Grazie a un team di scienziati della Cardiff University, del King’s College di Londra e della Mayo Clinic (Usa), si è scoperto il ruolo di una proteina, o recettore sensibile al calcio (CaSR), nel causare l’asma. Un farmaco per trattare l’osteoporosi è capace di disattivare il recettore e bloccare i sintomi.

LA SCOPERTA – E’ una scoperta fondamentale, quella dei ricercatori, perché fa luce su come agisce la proteina, dimostrando che è proprio questa a essere alla base dell’asma. Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, mette in evidenza l’efficacia nel contrastare l’azione di CaSR da parte di un farmaco calciolitico, già utilizzato nel trattamento dell’osteoporosi.

COME AGISCE – «Per la prima volta abbiamo trovato un legame tra l’infiammazione delle vie aeree, che può essere causata da trigger [inneschi] ambientali quali allergeni, fumo di sigaretta e gas di scarico eccetera nell’asma allergica – spiega la dott.ssa Daniela Riccardi della Cardiff University School of Biosciences – Il nostro lavoro mostra come questi trigger rilasciano sostanze chimiche che attivano CaSR nei tessuti delle vie aeree e causano i sintomi dell’asma come spasmi delle vie respiratorie, infiammazione e restringimento. L’uso di calciolitici nebulizzati direttamente nei polmoni, dimostra che è possibile disattivare CaSR e prevenire tutti questi sintomi».

IL PROSSIMO PASSO – Forti dei risultati, i ricercatori ritengono che il prossimo passo sia quello di testare il farmaco per il trattamento dell’asma. «Se possiamo dimostrare che i calciolitici sono sicuri quando somministrati direttamente ai polmoni nelle persone – conclude Riccardi – in cinque anni potremmo essere in grado in primo luogo di curare i pazienti e anche potenzialmente fermare le crisi d’asma». Ecco dunque arrivare una concreta speranza per tutti coloro – sempre più in aumento – che soffrono di questo debilitante disturbo, che abbassa di molto la qualità della vita.