9 aprile 2020
Aggiornato 18:30
Continua la guerra contro la liberalizzazione dei farmaci di fascia C

Federmarma: «La nostra attività è parte integrante del SSN»

L'attività di disepensazione al pubblico dei medicinali assicurata dalle farmacie è parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale e ad affermarlo sono la Corte costituzionale e la Corte di Giustizia Europea.

ROMA - «L'attività di dispensazione al pubblico dei medicinali assicurata dalle farmacie è parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)». Ad affermarlo sono la Corte costituzionale e la Corte di Giustizia Europea. A ricordarlo è, in una nota, Federfarma che ricorda come proprio la Corte Costituzionale ha più volte affermato che il servizio offerto dalle farmacie è finalizzato ad «assicurare una adeguata distribuzione dei farmaci, costituendo parte della più vasta organizzazione predisposta a tutela della salute». Ed è per questo che l'attività delle farmacie non può essere considerata una comune attività commerciale.

LIBERALIZZAZIONE O NO? - «Aggiungiamo che la Corte di giustizia si è espressa ripetutamente su normative adottate dal legislatore italiano, sempre dichiarate pienamente legittime - ha osservato il presidente Federfarma Annarosa Racca -. Nel corso degli anni, il giudice europeo ha valutato i più rilevanti profili della attività di farmacia: dai requisiti di titolarità e gestione alla disciplina della vendita dei medicinali con obbligo di ricetta medica ('fascia C'), dalla pianta organica agli orari e ai turni. E le esigenze della liberalizzazione - ha concluso Racca - non hanno mai prevalso su quelle della tutela della salute».

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